Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Terre sommerse

world-of-experienceUn atlante non si limita a farti vedere dove sei, dove vuoi andare e come ci puoi arrivare: accende anche la tua immaginazione: le carte geografiche con fiumi, montagne, città, paesi, regioni lontane, oceani e continenti possono suscitare delle sensazioni intense. Un atlante combina la realtà con la fantasia. Le carte geografiche evocano il viaggio, i luoghi esotici ed il fascino dell’ignoto. Senza una mappa non ci sarebbe modo di sapere esattamente dove ci si trova. Non c’è un qui senza un là. Senza mappa non c’è mondo“.
(Luise van Swaij e Jean Klare, Atlante del mondo interiore)

Provare a lèggere se stessi come una mappa, guidati da una carta geografica, un po’ per gioco, un po’ credendoci.

L’invito è intrigante e l’atlante decisamente speciale, soprattutto grazie al savoir faire degli autori che già nella prefazione avvertono che, a fronte delle loro serissime intenzioni, il lettore può (se vuole) prenderlo alla leggera.

Mi sono prestata al gioco un paio d’anni fa, quando l’Atlante del mondo interiore – edizione italiana di un originale olandese di grande successo, mi capitò sotto il naso mentre (come al solito) cercavo tutt’altro.

L’idea non era del tutto nuova, ma non tutti conoscono la cosiddetta Carta sentimentale delle preziose (La Carte du Pays de tendre, 2015) il primo celebre esempio di “carta del mondo emozionale” diffusa nei salotti parigini del Seicento; dunque, la curiosità diventava d’obbligo.

La dissimulazione è perfetta: hai tra le mani qualcosa che assomiglia ad un vero atlante, con tanto di mappa in copertina e in allegato. Basta mettere a fuoco l’improvviso disorientamento per capire che deve trattarsi di luoghi esotici e ignoti, e che le carte “geografiche” visualizzano un universo del tutto nuovo eppure familiare, come solo itinerari e luoghi appartenenti al mondo dei pensieri e delle emozioni possono esserlo.

La base è la cartografia tradizionale, ma le terre emerse sono disegnate “in proiezione soggettiva ed in scala inimmaginabile”.

Sono terre alla volta delle quali non puoi partire perché ci vivi già: “è il luogo in cui attraversi molti cambiamenti sulla via per Da qualche altra parte“, ti avvertono.

Infine, le città, i fiumi e i mari sono sostituiti da concetti, sensazioni ed esperienze del quotidiano.

Càpita infatti di trovarvi la Baia della Saggezza e l’Oceano di Pace, càpita che gli aeroporti si chiamino Evasione e Libertà, che alcune regioni impervie portino il nome di Montagne di Lavoro, Deserto della Disperazione o Isole dell’Oblio e che alcune città di confine quello di Dubbio o Paura.

In tutto, 21 aree geografiche del mondo interiore corredate di mappa dettagliata e pretesto di uno specifico tema accompagnato da alcune riflessioni e citazioni non di rado curiose e ironiche.

Che farne? Sorriderne, certo, ma provare a cedere – ogni tanto – alla tentazione di aprirlo e partire alla volta di sé con la leggerezza e l’ironia di cui le cose serissime hanno bisogno per essere affrontate.

Oblomov ha rifiutato la passione e l’impegno sociale e ha raggiunto la realizzazione giacendo nel suo letto con indosso una vestaglia orientale.
Sapeva qualcosa che noi non sappiamo?

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Questa voce è stata pubblicata il 18 marzo 2005 da in Jean Klare, Louise Van Swaaij con tag .

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