Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Tempeste

Fuori da ogni schema, imprevedibile, infìda, impregnata di intrigo e corruzione della carne e dei sensi: è la Venezia notturna, invernale, allagata, macchiata di sangue e odorosa della sua sostanza più marcescibile che fa da sfondo a La tempesta di Juan Manuel De Prada e sconvolge in soli quattro giorni la vita più o meno ordinaria di un giovane ricercatore spagnolo sulle tracce del sogno di una vita, ovvero provare a svelare l’enigmatico messaggio celato dietro il celeberrimo dipinto di Giorgione dando un senso ad anni di ricerche e di studi.

È lei ad avere in pugno le sorti dei personaggi, a conoscerne i segreti impronunciabili, a provocarne i desideri più torbidi, a vincolarne clandestinità e delitti, lei con il suo mistero di luogo altro in cui “tutto accade senza accadere realmente”, legata a filo doppio con il quadro del titolo e con l’enigma e il fascino di una catarsi mancata: nel quadro ciò che deve accadere non accade, lasciando la minaccia sospesa nell’aria insieme ad un lampo che non scatena la pioggia, e i personaggi sulla scena senza apparente turbamento, così come in questa Venezia i fenomeni non si scatenano, la vita annaspa appesa ad un filo mentre l’indefinibile imminenza lascia serpeggiare l’apprensione e la confusione.

La soluzione del mistero, trascinato e crudelmente sospeso insieme ad ogni altro sommovimento e fremito per oltre trecento pagine, e sempre con l’illusione di essere ad un passo dal realizzarsi, è banalmente più semplice del mistero stesso.

Alla fine, quando ogni cosa – pacificata – sarà alle spalle, affidata alla pietosa erosione dell’oblio, il protagonista potrà salvare da quell’indistinto amalgama almeno i lineamenti della donna imprevedibilmente desiderata e brevemente amata, accettando di questo tormento dolce la consolazione e la condanna.

Così, perlomeno, ho un passato, e lo rammemoro, e lo abito”.

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Questa voce è stata pubblicata il 31 marzo 2005 da in Giorgione, Juan Manuel De Prada con tag .

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