Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Limone e cenere sulle mie labbra

La segretaria di Johnny Panic è una clandestina per amore: si cela dietro un lavoro fittizio per poter trascrivere i sogni degli altri, in nome e per conto del loro dèmone creativo.

È un’esperta di sogni, una collezionista senza altro scopo che convogliare tale patrimonio in un “libro dei libri”, coltivando lei stessa un suo unico “sogno dei sogni” abitato da un lago opaco e profondo di cui non si scorge la riva opposta osservandolo dalla sponda.
Un lago d’incubo, palude di follia, gonfiato nottetempo dalle menti dei sognatori che riversano nelle sue acque – solo in apparenza trasparenti – gli scenari dei loro sogni peggiori.
Una “cloaca dei millenni”, dove i sogni infracidiscono da secoli brulicando sul pelo dell’acqua come serpenti.
Un sogno mai trascritto nella “Bibbia dei sogni”, dove invece alla segretaria basta custodire la loro promessa inespressa, disseppellita appena in tempo, prima ch’essa affondi nel lago paludoso dell’incubo, immenso serbatoio e costellazione mitica di un attingere profondo e necessario.

Una notte pesta e inevitabile da attraversare.

È in continua lotta contro il tempo, la segretaria di Johnny Panic, perché copiare i sogni dimenticati in vecchie cartelle cliniche disperse in schedari obsoleti e fuori mano richiede audacia e rischio, e Johnny Panic non transige: “La paura assoluta allontana qualunque altra cosa”, e – se mai il sognatore dovesse essere rassicurato da una qualsiasi plausibile spiegazione che annullasse il suo sogno facendo di lui “un uomo nuovo” – della sua luce svanirebbe ogni traccia.
Se mai il sognatore non riuscisse ad evocarli in tempo, a ripossederli, a strapparli allo stagno.

Audacia e rischio.
Lei rischia, e con lei la “Bibbia dei sogni”, che non può sopravvivere al loro sterminio, né raggiungere l’eden se non attraverso il commercio con l’incubo e la sofferenza.
Con la mano di Johnny Panic posata dolcemente su una spalla, il sogno si trasforma in parola, brucia la negatività, il vuoto, il terrore, diviene consapevole, irride alla morte, creando poesia, e il mito di Sylvia, capace di spaccare il ghiaccio che abbiamo dentro.

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Questa voce è stata pubblicata il 2 aprile 2005 da in Sylvia Plath con tag .

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