Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Misteri d’acqua

C’è un Diluvio Universale in quasi tutte le culture antiche, secondo un mito di purificazione del genere umano voluto dalla divinità che si ritrova ad esempio – mutuato da fonti orientali – nel mondo classico.

Nelle Metamorfosi si racconta di Deucalione, unico superstite – insieme alla sua sposa – destinato a rifondare su basi rigenerate la stirpe umana, e a ringraziare per questa chance Prometeo, il dio che amava l’uomo tanto da mettersi contro Zeus, prima salvandolo dall’acqua e poi consegnandogli il fuoco.

C’è sempre un’acqua da cui si rinasce, elemento di inizio e fine, sostanza del mistero a cui l’uomo ritorna, in nome di un’alleanza sigillata da infiniti riti, dal battesimo ai riti fluviali, dai sacrifici tiberini all’anello annualmente restituito dal doge alle acque del Canal Grande.

O un’acqua di dannazione, come il mare gelatinoso e denso della bonaccia e dell’immobilità cui il marinaio giunge per aver ucciso senza motivo l’albatros beneaugurante e portatore di buon vento, e da cui si salverà solo attraverso la compassione verso forme elementari e repellenti di vita: la redenzione gli sarà restituita dal sonno e da un risveglio sotto una pioggia torrenziale che riempie i secchi da tempo vuoti sulla tolda.

Su un simile mare di bonaccia spettrale si svolge Benito Cereno, tragedia del mare senza acqua simile a piombo fuso che si raffredda nello stampo del fonditore, cupo e colloso come il cielo.

Tornando alle origini, sono le acque che ci raccontano che quella di Prometeo non sarà la fine: il mare su cui si ergono le massicce rocce cui Eschilo lo incatena è mosso, chiaro, vivificato dalla presenza solidale delle Oceanine, azzurro come ancora le acque saranno quando la crudeltà di Zeus lo sprofonderà nel Tartaro.

Acqua. Pioggia. Rugiada. Vita.
Con “E chi sei tu? Chiesi alla pioggia che dolcemente scendeva” inizia Whitman una delle sue poesie. A lui, che come Francesco d’Assisi, come tutti i poeti e i santi matti parlava con gli uccelli, il sole e l’acqua, la pioggia risponde: “Sono il poema della terra […] sorgo impalpabile eterna dalla terra e dal fondo del mare, su verso il cielo, dove in forma indistinta, tutta mutata ma la stessa scendo a bagnare i luoghi secchi, gli scheletri, gli strati polverosi del globo, e quanto in loro senza di me germinerebbe latente e non nato“.

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