Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Misteri mediterranei

Chi ha spostato le Colonne d’Ercole, quando e perché?

Dall’ansia di un tale dubbio, sorto improvvisamente dopo secoli di onorata carriera (delle colonne) nacque tre anni fa un libro che ha provocato opposte reazioni.

Confesso che le diatribe mi interessano poco: ogni tanto mi piace leggere avvincenti leggerezze tipo questa, che è poi un saggio-romanzo-inchiesta di cui l’autore, Sergio Frau, parla direttamente qui meglio di quanto io possa fare riassumendo le sue ragioni.

In sostanza, accantonati storici e studiosi tradizionalmente votati all’indagine del passato remoto del Mediterraneo, Frau recupera i fili di un dialogo diretto e talora sfilacciato con la “realtà” raccontata dagli antichi, prendendoli assai sul serio, rileggendo vetuste mappe corrose dal tempo, consultando i più svariati “esperti” – dal geografo al cartografo, dal biologo molecolare al mitografo, al linguista – realizzando ardite connessioni tra indizi lontani anni luce tra loro per specialismo accademico, invoca e ottiene la solidarietà di grandi studiosi “eretici” e infine confeziona una tesi che ha un suo fascino: originale, suggestiva, e per di più corredata da ampia documentazione.

Chi ha spostato le colonne, dunque, quelle piantate dal forzuto eroe in mezzo al mare a segnare il confine geografico del mondo esplorato dagli antichi, convenzionalmente ritenute coincidenti con la rocca di Gibilterra? Chi, in realtà, le ha portate lì, ma da un altro luogo e da tutt’altra parte, di proposito? Il libro accenna persino all’identità del colpevole (!).

Quali le conseguenze di questo rimescolare le “certezze”? Intanto una profonda ridefinizione della geografia del Mediterraneo e dei rapporti tra i suoi popoli, oltre che la sfida di una riscrittura della Storia. Roba da Titani.

Rimettere in discussione il Mare Nostrum, il mito di Atlantide, passando per i Celti, gli Iperborei, i Sardi-Shardana, gli Etruschi, i Filistei e i Fenici.

Delineare un nuovo mondo, possibile eppure occulto, un orbis tertius del quale pochi iniziati – nei secoli – hanno disseminato rare tracce, nel bel mezzo di un curioso intruglio di citazioni colte, interviste impossibili e finti verbali processuali.

Gioco serissimo: niente ufologia né fantascienza, bensì un furioso vento laico avido di sapere. Lo stesso che sospinge il libro verso approdi tanto rischiosi quanto seducenti.

Perché alla fine, i dubbi, sono solo quelli del lettore.

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Questa voce è stata pubblicata il 6 aprile 2005 da in Jorge Luis Borges, Sergio Frau con tag , .

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