Squilibri

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Stupor mundi, tra mito e storia

Federico II di Svevia nacque a Iesi il 26 dicembre del 1194 da Enrico VI Hohenstaufen e da Costanza d’Altavilla. Quasi un segno del destino, per un imperatore che si considerò secondo solo a Cristo, nascere il giorno dopo Natale; l’immaginazione popolare del tempo ne fu oltremodo colpita, avvezza com’era a scrutare accigliata i segni augurali e a subire rassegnata i risvolti oscuri delle leggende.

D’altra parte l’evento fu preceduto da ottimi auspici: lo spirito profetico del Medioevo, nella persona di Pietro da Eboli, annunciava con la nascita del votivus puer il ritorno dell’”età dell’oro”, riprendendo niente meno che i temi della quarta egloga di Virgilio (unanimemente riferiti all’avvento di Cristo), nonché quelli del profeta Isaia, laddove si parla della venuta del principe della pace, della rinnovata fecondità della terra e della concordia tra gli animali [(“Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio … ed è chiamato ‘Consigliere ammirabile, Dio potente, … Principe della pace‘ (Is 9, 5)].

In un’imbarazzante commistione tra sacro e profano, sottolineata con forza dai suoi detrattori, nasceva colui che secondo Goffredo da Viterbo, maestro di Enrico VI, avrebbe riportato armonia tra tiara e corona e ricomposto ogni dissidio regnando su Oriente e Occidente, novello Cesare e atteso re del mondo.

Di tutt’altro tono erano state le profezie di Gioacchino da Fiore, riferite più tardi da Salimbene, che riportavano senza mezzi termini l’evento ad oscuri presagi apocalittici e all’avvento dell’Anticristo; e quelle del mago Merlino, che pur prevedendo una nascita miracolosa e insperata, vennero rivisitate e diffuse dopo molti anni dai nemici dell’Impero malignamente stravolte nel loro significato, soprattutto per quel che riguardava la nascita dell’Anticristo generato da una monaca.

A turbare l’immaginario collettivo contribuirono non poco anche le malevole illazioni sul conto della regina e sulla sua tardiva maternità. Costanza d’Altavilla, l’ultima principessa normanna, aveva quarant’anni, tanti per l’epoca, troppi per una donna sposata da quasi dieci anni e con un passato che, tra storie e leggende, si perdeva finanche negli oscuri meandri della vita monacale (da cui l’interpretazione allusiva della profezia di Merlino).

Le dicerie serpeggiarono senza ritegno per mezza Europa, alimentate da nemici interessati e maligni cronisti; qualcuno sostenne che i medici della Scuola di Salerno avessero simulato la gravidanza della regina grazie a portentosi ed oscuri medicamenti, e che gli stessi avessero fatto passare per erede legittimo un bimbo rapito ad una donna del popolo e sistemato per tempo nel letto della madre; non fosse bastato, dalla penna del maligno Salimbene si diffuse la leggenda che riteneva Federico figlio di un macellaio.

Si spiegherebbe così, quel 26 dicembre di ottocento e passa anni fa, la necessità di innalzare in fretta e furia al centro della piazza del mercato di Iesi quella tenda che avrebbe ospitato un parto quasi pubblico, alla presenza delle nobildonne della città, se non di baroni o alti prelati.

Nonostante tutto, anche quella sosta imprevista a Iesi, città della marca anconetana, sembrava un segno del destino; evocando il nome stesso di Gesù (Jesus) diventava la nuova Betlemme, città nella quale, all’indomani del Natale e dell’investitura di Enrico VI Hohenstaufen a re di Sicilia e dell’Italia meridionale, nasceva un bambino già re al quale era stato imposto il nome di Costantino (divenuto solo in un secondo momento Federico Ruggero), nel segno della discendenza imperiale e dell’eredità normanna.

Le chiacchiere e le malignità su Costanza furono il frutto della meraviglia per un evento a metà strada tra umano e divino, insolito per l’epoca (un’epoca in cui di parto si moriva facilmente e ben prima dei quarant’anni); ma sostanzialmente furono lo specchio dell’inquietudine nei confronti dell’odiato Enrico VI, che aveva ora non solo la corona ma anche l’erede.

Fu allora che Federico nacque non solo come uomo e imperatore, ma soprattutto come mito.

Tra gli appellativi più ricorrenti a lui riferiti cito solo quelli di Puer Apuliae, Stupor mundi, Sol invictus, “primo fra i principi rinascimentali”, “razionalista”, “scettico”, “mecenate”; in tempi più recenti lo si preferisce piuttosto come “uomo del suo tempo” e quindi “imperatore medievale” e tradizionalista a tutti gli effetti.

Dalle ceneri di questo dibattito e di questa ambiguità la figura e la personalità di Federico II riemergono tuttavia puntualmente, e per nulla incrinate nel loro prestigio.
Erede di un impero esteso dalla Germania alla Sicilia, riuscì a riorganizzare la monarchia e ad arginare l’ingerenza di tutte le forze particolaristiche governando attraverso Costituzioni ferree, espressione della sua visione di Stato; animato da insaziabile voglia di conoscenza, l’imperatore coltivò interessi scientifici, che ebbe il merito di volere e sapere approfondire, non giudicando mai abbastanza esaurienti le spiegazioni offerte dai sapienti della sua cerchia al suo temperamento curioso ed avido; intrattenne buoni rapporti con gli “infedeli”, riconoscendo il loro diritto a pregare Allah nelle moschee; arrivò a stipulare con il sultano d’Egitto un patto definito “esecrando” dal Papa per porre fine agli spargimenti di sangue in Terra Santa e cingersi il capo della corona di Gerusalemme.

Ma tra i suoi ideali più alti vi fu la conservazione di una duplice eredità dinastica, da trasferire integra ai suoi successori: pur se cresciuto in una Sicilia quasi musulmana, pur se amico di ebrei e saraceni, o se vestito della tunica crociata, Federico II di Svevia – come ricorda D. Abulafia nella sua celebre monografia – «non fu un siciliano, né un romano, né un tedesco, né un mélange di teutonico e latino, ancor meno un quasi-musulmano: fu un Hohenstaufen e un Altavilla».

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Di tutto questo, della storia, del mito, si parlerà da domani, 13 aprile, qui.
È questo il motivo per cui Squilibri si ferma per qualche giorno. Il tempo di ritornare, prestissimo. 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 12 aprile 2005 da in Arturo Graf, David Abulafia, Federico II di Svevia con tag .

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