Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Correnti d’aria

È di quei libri che scovi leggendo con la lente d’ingrandimento uno sfuggente pie’ di pagina, per quanto pie’ di pagina di un autorevole inserto culturale.
Di quei libri il cui titolo lancia un messaggio preciso come un dardo, e tu credi si tratti di un’opera monumentale per scoprire solo dopo – mettendo meglio a fuoco le quattro righe scarne di commento – che il segreto della sua seduzione è confezionato in 110 pagine di carta Grifo Vergata formato 10,5×15,5.

Lo cerchi con impazienza per scoprire che l’autore è un musicologo e che le partizioni d’indice elencano non capitoli ma composizioni musicali, brani strumentali, composizioni melodiche…
Ti appresti a divorare la Toccata inaugurale:

“Leggo, nel vecchio libretto scolastico, le parole Le problème de l’union de l’ame et du corps, scritte con calligrafia adolescenziale nella casella ove dovevo indicare l’argomento di filosofia prescelto per gli esami. Non resisto alla voglia di riprendere in mano il Traité des passions di René Descartes. Dispongo, per fortuna, di una traduzione italiana che apro – credo! – a caso e ritrovo così quella mirabile architettura ove ‘… i nervi, che sono simili a piccoli filamenti o a piccoli canaletti provenienti tutti dal cervello, sono pieni, come il cervello, di una certa aria o vento sottilissimo…’. Quest’aria, questo vento, non mi sembrano più, come allora, il frutto di astruse speculazioni antiquate: li sento invece circolare in me e fuori di me. In questi anni hanno assunto sembiante musicale e so, ormai da tempo, quanto io provi sempre la commozione di chi misuri se stesso nel fluire del proprio pensiero a confronto col resto del mondo…”.

Ed è solo l’inizio della navigazione nei suoni, nei luoghi, nei ricordi, “lungo le rotte di suggestioni che li collegano” dal cuore al cervello in un movimento inesausto, sospinte dal vento sottilissimo degli spiriti animali, alimentate da una fiaccola perenne che li traduce in veglia, sonno, sogni, e luce, suoni, odori, sapori, caldo, fame, sete e passioni.
Fino alla Coda. En guise de conclusion: vision fugitive:

“Non capisci? Dal temuto silenzio non senti ora emergere con nuova forza un’antica vibrazione? Il soffio rinnovato, il flusso irresistibile di un vento sottilissimo?”.

Di quei libri da respirare, impossibili da raccontare.

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Questa voce è stata pubblicata il 19 aprile 2005 da in Paolo Terni con tag .

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