Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Profumi dell’Eden

Disabitata, selvaggia, ma non inospitale, Capraia è una delle isole appartenenti all’arcipelago delle Tremiti, una manciata di pietre scagliate nell’Adriatico da una mano vigorosa e sovrumana, come vuole la leggenda legata all’avventura di Diomede, mitico protagonista della guerra di Troia sfuggito all’ira di Afrodite da cui le isole mutuarono il loro nome originario.

La chiamano anche Caprara, o Capperaia, finalmente a buona ragione, vista l’abbondante presenza di questa pianta aromatica che da sola evoca sentori e profumi tipicamente mediterranei.

Diversamente da San Domino, la più estesa del gruppo, lussureggiante di vaporosi pini d’Aleppo che declinano fino al mare, e da San Nicola, centro amministrativo e monumentale dell’arcipelago nonché punto di approdo dei traghetti, la sua dimensione solitaria e ossificata ha il fascino dei luoghi arcaici.
Dicono che un tempo il suolo fosse boscoso, e che addirittura i monaci di San Nicola vi avessero fatto verdeggiare orti e vigne.

Al viaggiatore in cerca dell’ultimo paradiso si mostra orgogliosamente come una pietraia protesa nel mare per poco più di un chilometro e mezzo, una superficie di oltre quaranta ettari a tratti coperta di macchia mediterranea verde, lucida, odorosa di timo ed euforbie.
Un vasto pianoro calcareo da cui emergono due piccoli colli gemelli, alti una cinquantina di metri, ed una strozzatura sul versante occidentale che disegna una profonda baia, ideale per l’approdo, detta Cala dei Turchi, il cui nome ricorderebbe la sosta della flotta di Solimano il Magnifico durante il suo infruttuoso assedio ai monaci dell’abbazia.
Capraia è deserta d’alberi ma striata da rada e bassa vegetazione cespugliosa, inondata di fiori, capperi e lentisco in primavera, cromaticamente antica quanto le suggestioni e i profumi del cardo, dell’artemisia e delle graminacee, del cisto e del rosmarino, popolata da conigli selvatici, serpenti innocui, lucertole e da una sterminata colonia di gabbiani reali e berte che fanno vibrare il suo cielo.

Proprio la presenza di queste ultime, uccelli abituati a trascorrere la loro esistenza sospinti sulle acque dalle brezze marine, rinnova l’antico mito delle isole come santuario della natura; esse tornano infatti in primavera-estate a nidificare nei recessi più riposti dell’isola intonando i loro malinconici canti d’amore che ancora e sempre di notte riecheggiano evocando la leggenda dei compagni di avventura di Diomede trasformati in uccelli da Afrodite e destinati a piangere in eterno l’amico perduto. Le berte (o diomedee), presenti in Adriatico nelle sole isole Tremiti che evidentemente offrono le condizioni ideali per la loro sopravvivenza, sono specie rara e sensibile, e garanzia di mare pulito.

Sull’isola la presenza di un faro, all’estremità nord-orientale in corrispondenza di Punta Secca, è l’unico segno del passaggio dell’uomo, l’unico che spezzi il dialogo silenzioso con l’orizzonte. Un’isola dove la costa rocciosa e frastagliata in taluni punti si solleva improvvisa per poi precipitare a picco nelle acque, dischiudendo il segreto di piccole cale accessibili solo via mare, di anfratti dove nidificano i falchi e le diomedee e di trasparenze che esaltano ed amplificano la gamma di colori di ogni forma di vita subacquea: dalle pareti sommerse si riflettono deformati i rivestimenti di spugne, dai fondali rimbalzano le sfumature di svariatissime associazioni di alghe, mentre in alcuni punti si accendono i variopinti tappeti di gorgonie, tessuti di tutte le tonalità dell’arcobaleno, dal giallo, al rosa, al rosso, al viola. Non manca una nutrita schiera di echinodermi, dai ricci, ai gigli, alle stelle di mare tra le quali brilla la sfacciata bellezza della rossa Echinaster sepositus.

Il suo perimetro, un continuo alternarsi di grotte e insenature che mutuano i loro colori dalla vegetazione, è scandito in alcuni tratti dagli archetielli, piccoli archi di roccia scolpiti come ponti naturali dall’erosione marina, sospesi a mezz’aria sulle trasparenze di smeraldo di un mare regolarmente premiato con ben 5 vele. Il più famoso, l’Architello per antonomasia, si libra all’estremità settentrionale dell’isola, nei pressi del faro, con la sua spettacolare volta alta sei metri sul pelo dell’acqua. Nella cala accanto si trova il Grottone, una grande grotta dalle acque fosforescenti nella quale le barche dei pescatori trovano rifugio per scampare ai temporali. Sul versante opposto, a sud, il toponimo Punta della Stracciona indica una grotta protagonista di una storia triste: qui, infatti, sarebbe stata relegata dal consorte geloso con l’accusa di infedeltà una ricca principessa araba, ridottasi poi in miseria.

Per i sub, l’isola è un vero paradiso; la discesa più suggestiva, correnti permettendo, parte nei pressi di Punta Secca, lembo estremo dell’isola prossimo all’Architello, dove la parete rocciosa sprofonda oltre i cinquanta metri in un tripudio di spirografi, axinelle e gorgonie rosse di diametro inusitato, e non è inconsueto imbattersi in cernie e murene, alcionari, aragoste, astici e dentici. Gli appassionati sostengono che questa sia una tra le immersioni più belle del Mediterraneo, ma anche una tra le meno semplici, lasciando intendere che resti perciò privilegio dei più esperti. Un altro punto di immersione suggestivo è sul versante nord, dove tra i venti e i trenta metri lo spettacolo è assicurato da pareti rocciose quasi “affrescate” da un coralligeno di falesia e da multiformi cavità che conferiscono alla roccia cromatismi dal giallo all’arancio acceso, mentre tutt’intorno danza una fauna ittica che per ricchezza e varietà non ha nulla da invidiare a quella tropicale.

Anche gli amanti della pesca trovano conforto, tranne che nella zona intorno a Cala Sorrentino, ricadente nella riserva marina protetta istituita nel 1989, dove è vietata la pesca subacquea, sportiva e professionale e le immersioni sono consentite previo permesso delle autorità.

Per tutti gli altri, bastano poche ore per percorrere Capraia a piedi e respirarne il battito.
Molto più tempo per dimenticarla.

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Questa voce è stata pubblicata il 21 aprile 2005 da in Uncategorized con tag , .

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