Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Phantom of (de)light

Per la tristezza c’è abbastanza tempo fuori dello scrivere.
(F. K., Diari, 13 settembre 1914)

“È già tanto tempo che non le scrivo, signora Milena, e anche oggi le scrivo soltanto per caso. Veramente non dovrei neanche scusarmi se non scrivo, lei sa come odio le lettere. Tutta l’infelicità della mia vita – e con ciò non voglio lagnarmi, ma soltanto fare una constatazione universalmente istruttiva – proviene, se vogliamo, dalle lettere o dalla possibilità di scrivere lettere.

Gli uomini non mi hanno forse mai ingannato, le lettere invece sempre, e precisamente non quelle altrui, ma le mie.
Nel caso mio si tratta di una disgrazia particolare, della quale non voglio dire altro, ma nello stesso tempo anche di una disgrazia generale. La facilità di scrivere lettere – considerata puramente in teoria – deve aver portato nel mondo uno spaventevole scompiglio delle anime. È infatti un contatto con fantasmi, e non solo col fantasma del destinatario, ma anche col proprio che si sviluppa tra le mani nella lettera che stiamo scrivendo, o magari in una successione di lettere, dove l’una conferma l’altra e ad essa può appellarsi per testimonianza.

Come sarà nata mai l’idea che gli uomini possono mettersi in contatto tra loro attraverso le lettere? A una creatura umana distante si può pensare, e si può afferrare una creatura umana vicina, tutto il resto sorpassa le forze umane. Scrivere lettere però significa denudarsi davanti ai fantasmi che ciò attendono avidamente. Baci scritti non arrivano a destinazione, ma vengono bevuti dai fantasmi durante il tragitto. Con così abbondante alimento questi si moltiplicano in modo inaudito.

L’umanità li sente e li combatte; per cercar di eliminare l’azione dei fantasmi tra uomo e uomo e per raggiungere il contatto naturale, la pace delle anime, essa ha inventato la ferrovia, l’automobile, l’aeroplano, ma ciò non serve più, sono evidentemente invenzioni fatte già durante il crollo; la parte avversa è molto più calma e forte, anche se l’umanità dopo la posta ha inventato il telegrafo, il telefono, il telefono senza fili.
Gli spiriti non moriranno di fame, ma noi periremo”.

(Franz Kafka, da Lettere a Milena, 1922)

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Questa voce è stata pubblicata il 27 aprile 2005 da in Franz Kafka con tag .

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