Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Ben venga il Maggio

In alcune zone della Basilicata, maggio è il mese di feste sacre e profane antichissime. Tra queste, i maggi, appunto, riti nuziali propiziatori che s’innestano su antichi culti arborei e si svolgono tra l’Ascensione e la Pentecoste mescolandosi alla ritualità cristiana.

Il Maggio più famoso è quello di Accettura, ed è sostanzialmente il matrimonio tra due alberi. La festa inizia il giorno dell’Ascensione (domani, 5 maggio) quando un gruppo di boscaioli si reca nel vicino bosco di Montepiano dove sceglie ed abbatte il cerro più alto e diritto: è quello il Maggio che il giorno di Pentecoste (domenica 15) si unirà alla Cima di agrifoglio più frondosa abbattuta nei boschi di Gallipoli-Cognato.
Il taglio del cerro comporta un’enorme fatica e quando il tronco sta per cadere si ripete il rito del “pianto simulato”, a celebrare l’agonia della pianta.

Dietro l’unione simbolica del re e della regina della natura si cela un complesso retaggio di antichi culti agrari pagani e fede cristiana, mescolati in una cerimonia propiziatrice di fecondità e benessere che cade proprio nel mese di maggior rigoglio.
Riecheggiano gli arcaici accoppiamenti tra divinità silvane celebrati da finte nozze nelle commedie pastorali, aleggiano le maschere vestite di foglie e adorne di fiori al cui incantesimo si affidava la speranza di ingraziarsi gli spiriti benigni.

Oggi, nel disinganno dei tempi, ancora molto conta il valore liberatorio e di partecipazione corale – seppur disincantato di fronte alla possibilità che 72 ore di baldoria possano sconfiggere povertà e disoccupazione.
All’alba della domenica di Pentecoste il cerro, cioè il Maggio, viene trascinato da una processione di buoi, dieci coppie, dal bosco in paese, con un andare ieratico e lento, mentre la Cima viene trasportata a spalla, affinché non si sciupi.
Raggiunto il paese la Cima e il Maggio vengono accolti con grande entusiasmo, concerti, vino e banchetti consumati nell’eccitazione generale.

Il lunedì si va a coccolare il Maggio, gli si preparano gli appoggi sui quali verrà issato, si prepara la carrucola, mentre i vecchi ricordano i loro tempi, e per le strade ondeggiano le statue in processione, i santi Giovanni e Paolo “buoni per far piovere”, la Vergine e l’Addolorata, tra nugoli di ragazze coronate di fiori e candele.
I loro girotondi scanditi dalle fisarmoniche accerchiano gli spiriti maligni e segnano lo spazio sacro e protetto, mentre san Giuliano – il patrono – rivendica a sé la benedizione da impartire agli sposi arborei l’indomani sulla piazza.

Il martedì è il gran giorno: issati gli sposi e infissi tra i due tronchi i necessari pioli in legno, si compie l’attesa unione d’amore. Quando il Patrono arriva, il Maggio e la Cima sono in piedi, nel reciproco abbraccio, coperti di doni, a chiudere un ciclo per inaugurarne un altro.

L’ultima sfida è una sorta di carnevale senza regole, che scatena squadre di cacciatori ed una gara di arrampicata che lascia ad un solo uomo la gloria della conquista e sottomissione del nuovo albero ottenuto dall’innesto: colui che riesce a raggiungere la sommità diventa per quel giorno l’eroe del paese e prima di scendere si appende ai rami della cima a testa in giù rimanendo sospeso nel vuoto per alcuni minuti, fra l’apprensione e lo stupore della folla, che si illude basti quella prova a sottomettere la natura e le sue regole.

Gli sposi, intanto, fino al Corpus Domini restano lì, nel loro abbraccio senza tempo, sotto i profumi e le promesse del cielo di maggio.

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Questa voce è stata pubblicata il 4 maggio 2005 da in Uncategorized con tag .

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