Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

La magia di Itaca

Ithaca_North-ithacaCome appare gradita la terra a coloro che nuotano
e di cui Poseidone spezzò la solida nave,
sul mare, stretta dal vento e dal duro maroso:
e pochi sfuggirono all’acqua canuta nuotando
alla riva, e la salsedine s’è incrostata copiosa sul corpo,
e toccano terra con gioia, scampati al pericolo,
così le era caro lo sposo, guardandolo.
Non gli staccava più le candide braccia dal collo
“.

È noto che l’Odissea sia il libro del ritorno per eccellenza; meno scontato quanto ne scrive Borges in proposito (in Arte poetica), affermando che la vera magia di tutto il viaggio fu Itaca: non Circe o Calipso con i loro rapinosi incanti, ma il miraggio – ben più magico – del ritorno, ovvero la ricomposizione dell’unità originaria, la pace ritrovata da Ulisse con Penelope, con il figlio, con la sua isola e la sua riva.

Nei versi citati poc’anzi c’è qualcosa in più del momento del ritorno di Odisseo ad Itaca. C’è il compimento della missione rivelante e generante della poesia.

Perché ciò che noi crediamo è che lui sia il naufrago, l’uomo che da anni vaga per i lidi del Mediterraneo perseguitato da Poseidone e dalle sue tempeste che gli spezzano le navi e gli decimano i compagni, il navigatore tormentato dalle bufere tanto quanto da quella curiosità che lo induce sempre a distrarsi dalla meta cui pure anela.
Mentre invece, con un rovesciamento geniale, l’Odissea ci restituisce il presunto navigatore attraverso la metafora della terra, e Penelope – colei che lo attendeva nella stessa casa e nello stesso luogo, immobile, da sempre – attraverso quella del naufrago.

Penelope, colei che attende, è il naufrago, il protagonista in realtà sbattuto dai venti tormentosi della vita, perché naufrago è chi aspetta che qualcuno arrivi ritornando al suo grembo e al suo fuoco.
Odisseo, il viaggiatore curioso e tormentato, è la terra, il porto, miraggio che si fa concreto, visione lontana che non tradisce, suolo ove consistere.

Sottratti così alla riduttiva visione allegorica del luogo comune animata da una specie di Indiana Jones e da una moglie paziente massimamente gradita ad una folla di aspiranti mariti latini, Odisseo e Penelope ci dicono che la realtà della poesia non è mai immobile o riducibile a schema.
Forse è per questo – in parte – che oggi la poesia interessa poco: perché richiama ad una complessità e ad un’incandescenza di vita di cui spesso facciamo volentieri a meno.

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Questa voce è stata pubblicata il 6 maggio 2005 da in Jorge Luis Borges, Omero con tag , .

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