Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Bisogno di angeli

Un attimo di universa compresenza,
di totale evidenza –
entrano le cose
nel pensiero che le pensa, entrano
nel nome che le nomina,
sfolgora la miracolosa coincidenza.

(M. Luzi, Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini)

La vita procede e gli angeli si allontanano per restituirsi al sogno da cui provengono.
Ogni tanto li si invoca con desiderio e nostalgia, altre volte si fugge il loro volto terribile in cui ci si riconosce estranei a questa vita e nel contempo banditi da ogni altra superiore comprensione.

Le Poesie alla notte di Rilke si muovono nello scenario di quel sogno perduto – popolato dalle torri e dai colli di Toledo, dagli angeli del Greco e da tenebre inondate di stelle – cercando di decifrarne numen e lumen e lasciando che il gorgo notturno trascini nel flusso inarrestabile delle sue vibrazioni gli esseri viventi e quelli inanimati, silenziosamente, perché il “soffio degli spazi” ha bisogno solo del nostro ascolto e della nostra memoria, non della nostra voce.
Tanto che le cose amate siano le maggiormente inafferrabili, oggetto di richiesta inesauribile e inesaurita.
Tanto da offrire agli angeli che si librano al di sopra delle umane ragioni ogni desiderio abortito, e la sua angoscia, tracciando una linea di luce che stringa intorno a sé l’amata mai giunta o troppo presto perduta, l’angelo e la notte.
Vivendo in una “terra dentro la terra” e in “un cielo al di là dei cieli”, dove il nostro sguardo anela ad afferrare ciò che accade potendo solo immaginare di comprenderlo.

E noi? Dire le cose piccole, le cose che ci spettano, quelle di misura compiuta, nella distanza delle stelle. Il resto appartiene agli angeli, sospesi – come la lira di Orfeo – sul “medio limite inaudito”, il “doppio regno” che unisce e separa luce e tenebra, vita e morte.

Ogni tanto, anche noi abbiamo bisogno di angeli.

Quieto, possente candelabro posto
all’orlo; in alto si fa nitida la notte.
Noi ci dissipiamo alla tua base
brancolando nel buio.

[…]
Fa’ luce, luce, che lassù le stelle
si accorgano di me.
Perché io sto vanendo.

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Questa voce è stata pubblicata il 16 maggio 2005 da in El Greco, Mario Luzi, Paola Capriolo, Rainer M. Rilke con tag .

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