Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Una mano è un corpo

“Chi penserebbe infatti che sopra un lenzuolo studiato di candori e ombre diacce degne d’un Vermeer a grandezza naturale, dovesse avvenire un macello così brutale ed efferato […] Ma – vien voglia di dire – ma questa è la donna terribile! Una donna ha dipinto tutto questo?”

Parole di Roberto Longhi, che ebbe il merito di parlare per la prima volta di lei e tuttavia di non essere particolarmente indulgente, non quanto lei avrebbe meritato. Fu invece sua moglie a farne una protagonista del suo tempo e una voce ancora terribilmente attuale, lei, Artemisia, che in anni recenti il bel romanzo appassionatamente in bilico tra ricerca storica e invenzione letteraria di Alexandra Lapierre è riuscita a far amare anche ai non addetti ai lavori.

E chi potrebbe pensare, d’altronde, che una mano come quella disegnata da Pierre Dumonstier le Neveu nel 1625, che regge un pennello in punta di dita, quasi pronto al tocco sottile e delicato, sia in realtà la più potente delle armi per difendersi con verità e intelligenza ed affermarsi nel mondo? Che quella mano, la parte per il tutto, lembo estremo di una terra violata e ribollente, figuri se stessa e la sua opera senza gioco di specchi, forza e orgoglio di una statura morale direttamente proporzionale a quella d’artista?

Una mano è un corpo,
un corpo è una mano,
cosa facciamo
con la mano del corpo
o il corpo
della mano?
Raccogliamo
da terra e mare:
sappiamo
fino al fondo,
viviamo
corpo a corpo
e mano a mano è andata la vita,
raggiungere, possedere,
toccare, intrecciare
e salutare.

(Pablo Neruda, Il corpo della mano, da Le mani del giorno)

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Questa voce è stata pubblicata il 1 giugno 2005 da in Alexandra Lapierre, Anna Banti, Pablo Neruda, Roberto Longhi con tag , .

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