Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

La visione dell’angelo

Era inevitabile, che angeli in crisi e assenti a se stessi non portassero ancora avanti, altrove, il gioco di rimandi.
In crisi o assenti, ma non in fuga. Prigionieri di opposte tensioni, tra terra e cielo, proprio come li volle immaginare Klee.
Legati ad un corpo pesantemente ancorato al suolo ma con lo sguardo rivolto verso l’alto. Non immortali, clamorosamente imperfetti e vicini, anche troppo, con ali e piedi troppo piccoli per raggiungere un obiettivo dignitoso.

Consumati nei giorni tra il partire e il restare, sull’orlo sdrucciolevole della possibilità di capire e divenire. Come un bambino. Con gli occhi di un bambino.

Tra Walter Benjamin (che tenterà di salvarsi nella distruzione del suicidio) e Paul Klee, oltre ad un Angelus Novus, c’è anche lei, Heather Dohollau, impregnata della Bretagna dei pittori e dalla forza immaginifica di una terra natale condivisa con il Blake genio delle visioni poetico-scritturali.

Tre strofe, per l’occasione, in verso libero e multimetrico, impresse con un moto circolare ininterrotto come parole sulla pagina e immagine sulla tela. Muovono dalla tomba di Benjamin e da un suo esergo per giungere alla dedicazione finale, omaggio alle geometrie vitali di Klee. Al centro, tra le due sponde, tra capo e coda, la visione: “verso il cielo vicino”, ma “senza rompere il filo del tremore del tempo”, un vaso che galleggia, forse quello di Pandora con tutte le nostre lacrime, infine un angelo, curvato sulle acque a porgere il Libro, riflesso subitaneo come un lampo nello sguardo tra il nostro “da dove veniamo” e l’incognita del “dove andremo”.

Una tomba per W.B.

«Una volta assicurato il disastro finale
allora e solo allora tutto
andò bene per lui come in un sogno
»
Walter Benjamin

Come nascita altrove
È l’assenza di ogni traccia
Sopra questo scaffale sul mare
Dove la distanza si apre
Nel groviglio dei sentieri

Verso il cielo vicino
E un uccello se ne va da qui
Verso l’invisibile
Senza rompere il filo
Del tremore del tempo

Il presente in questo giardino
È il luogo possibile
Di un sole di memoria
Un vaso tenuto sopra le onde
Dove risplendono lacrime deterse

La nera scrittura del sole sopra il mare
Abbaglia le parole
E l’Angelo maestoso
Si curva sulle acque
Tendendo  le pagine agro dolci
Del libro.

(Paul Klee)

[Solo dove c’è il ‘non ancora’ ci sono futuro, speranza e possibilità].

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Questa voce è stata pubblicata il 2 giugno 2005 da in Heather Dohollau, Paul Klee, Walter Benjamin, William Blake con tag , .

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