Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Poesia muta

“La pittura è poesia muta e la poesia è pittura parlante”
(Pablo Picasso)

La Maddalena di Montefiore di Carlo Crivelli regge con la mano destra un fragile vasetto di unguenti, mentre la sinistra solleva – pizzicandolo impercettibilmente – un lembo del manto rosso fuoco.
Due mani per due azioni diverse ma incontestabilmente legate in un rapporto di reciproca corrispondenza.

Questione di ritmo, parrebbe, osservando come siano rappresentate sulla stessa verticale, i dorsi contrapposti e le dita affusolate che da sole scrivono l’armonia e la grazia di un elegante spartito.

Se – come sosteneva Leonardo – la pittura è una poesia muta, le parole si trasfigurano allora nella gestualità, nella mimica, nella postura. Il corpo si fa carico di esprimere i “moti dell’animo” con il suo linguaggio.

Le mani interpretano spesso un ruolo centrale: comunicano – mute – la rete dei significati connessi all’azione, intrecciando un silenzioso e speciale dialogo con l’espressione del volto, in un gioco di rimandi spesso ambigui e indeterminati, sui quali rimbalza un numero pressoché infinito di chiavi di lettura.

La Maddalena di Montefiore mi affascina da sempre: finge una gestualità descrittiva, con la mano che sostiene e presenta l’oggetto in cui si riconosce la sua identità, e contemporaneamente sfugge ai codici che la indicano pentita.
È lì a collocare in bella evidenza un oggetto, e nel contempo a svelare il sentimento dominante della sua storia personale, frutto della lettura incrociata del sostenere e del mostrare.

Azioni intimamente connesse con quello sguardo di tre quarti che distrae almeno quanto i ricami e le trasparenze dell’abito, la grazia della postura e la folta chioma – fermata dal garbo di un nastro – che erompe al di fuori del dipinto.

Porta cuciti addosso i valori simbolici di una passione più umana che spirituale, laddove i gesti e l’espressione si intrecciano con il fascinoso incantamento di un colore visionario.

[…]
Chi sono, se non ho fatto niente?
Il più comune dei mortali
ha toccato la terra
e vi ha fatto cadere qualcosa
ch’è entrata come la chiave
entra nella serratura:
e la terra si è spalancata.

[…]

(P. Neruda, Le mani negative)

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Questa voce è stata pubblicata il 4 giugno 2005 da in Carlo Crivelli, Leonardo da Vinci, Pablo Neruda, Pablo Picasso con tag , .

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