Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Sul filo della memoria: storia di un dono

Le favole più belle hanno bisogno di un pretesto; del mondo vero, degli uomini, delle loro emozioni, dei loro occhi e delle loro mani. Le favole hanno bisogno di un cuore predisposto a decrittarle, perché non restino impigliate nelle pagine di un libro prima o poi richiuso, ma ti seguano e si insinuino nella tua vita perpetuando l’incanto e disegnando la promessa di ogni felicità possibile.

Ecco allora una favola «di lupi, serpenti, antichi libri, mestieri dimenticati, gioielli, incantesimo e amore», un tempo e un luogo, fine anni Venti del Novecento e un angolo di Abruzzo con la memoria antica.

Nel viaggio che porta l’americano Manuel a scoprire e raccontare con il suo mestiere di reporter questo angolo intatto di un’Italia sconosciuta, Roma è il cuore di tutte le cose, “dove tutto è già stato descritto in ogni modo immaginabile”, e solo per questo non tarda a diventare davvero lontana, non appena la corriera inizia ad attraversare la terra divisa in quadrati chiari e scuri e ad inerpicarsi sulle montagne abruzzesi.

Roma imponente scompare tra le righe al cospetto di Scanno bianca e nera come i suoi campi, bianca di pietra e nera di figure. Figure, sì, personaggi su una scena irreale di piazza brulicante dove ogni voce si spegne quando all’orizzonte il forestiero appare a infrangere l’incanto, portando con sé il tempo del vespro, quello in cui la comunità si ritira e prega.

Nell’assenza di voci regnano incontrastati il profumo di cucina, di pane fresco e di legno, le trasparenze della pergamena cucita amorevolmente sui libri antichi per dar loro un abito buono senza togliere la luce alla loro anima, il lavoro paziente del ramaio “disegnato dalla storia come un’incisione”.
E il canto di un canarino che nella sua memoria genetica conserva il suono delle viscere della terra e lo stillare di acque profonde.

Ascoltato col cuore, questo respiro racconta la storia d’amore di Francesco e Celerina, nata nel caso di un giro di giostra come solo il destino la fa girare, favorita dalla magia di acqua e vento cantati e attraversati di corsa, al galoppo, e sfiorati nei racconti odorosi di mare.

Di che sa il mare?
– Sa di sale, e di qualcosa che non può essere detto perché mancano parole abbastanza grandi per contenerlo, perché neppure il dio più potente e infido avrebbe immaginato che il mare sarebbe stato così lontano – eppure ad un passo –  dal loro amore stretto intorno alla memoria e alla promessa di un gioiello antico filato nel fuoco e nell’oro inestinguibili. Senza memoria, senza domani. Per sempre.

Scanno è un lungo filo di memorie che annegano nel lago, nelle sue nebbie e nelle malìe di una dama desiderata e fuggita, un filo di ricamo al tombolo e d’oro intrecciato in forme d’amore.
Un filo prezioso spiegato solo in parte dal titolo: La presentosa è il gioiello pegno d’amore e di sortilegio, il dono per eccellenza nato dal dominio del fuoco e dalla magia delle mani, che sigla la storia tragica di Francesco e Celerina.

E promette eternità a quella di Manuel e Louise. Lui, al termine della sua missione, riesce a portar via meno fotografie di quante ne avesse programmate; nel suo bagaglio, in realtà, viaggiano le suggestioni, i suoni, i profumi e i colori di Scanno, storie e volti che si sovrappongono e coincidono nella sua vita al di là dell’oceano, da un tempo a un altro tempo, insieme al dono e alla promessa intessuta di fuoco, oro, memoria. E amore, quello che nelle favole non muore.

[Queste righe nascono da un dono, giuntomi ieri come una sorpresa da parte dell’autore di questa favola antica e bellissima di cui molti prima e meglio di me hanno intessuto i doverosi elogi con gli strumenti del mestiere più idonei. Dal canto mio non ho resistito, ci sono “entrata” subito, ma dal libro ormai richiuso ancora si possono ascoltare il canto e le voci senza tempo che parlano la lingua universale delle emozioni, quelle che restano. Grazie, Gabriele.]

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Questa voce è stata pubblicata il 7 giugno 2005 da in Gabriele Ciutti con tag , .

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