Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

La costola di Eva

Da pietra non nasce musica, servono almeno due corpi per il suono: occorre soprattutto aria e quella forza che ne smuove il vento dentro…

Un’antica leggenda greca narra la rinascita della specie umana, dopo il diluvio voluto da Zeus per contrastare la sua ormai intollerabile arroganza e crudeltà, a partire dalle pietre, le “ossa della Grande Madre Terra”. Due versioni dello stesso mito, ripreso da Ovidio e Apollodoro, raccontano di Deucalione e Pirra, sopravvissuti all’ira del padre degli dèi, destinati a ricostituire una rinnovata generazione di uomini e donne camminando fianco a fianco e gettandosi alle spalle le pietre che la Madre Terra offriva in abbondanza, sottindendendo la loro stessa capacità di modellare nuove forme di vita.

C’è poco da sorridere: l’ipotesi dell’esistenza di una forza vitale all’interno del principio litico, sul piano del significante e del significato, descrive in termini allegorici una realtà che ha piena consistenza nel regno della spiritualità. Ad avallare una connessione armonica tra l’elemento-terra per eccellenza (la pietra, appunto) e l’apparizione delle più svariate entità vitali, alcuni “fatti” si rivelano particolarmente suggestivi.

1. Una pietra con funzione di guanciale, drizzata poi “come stele sacra”, consentì a Giacobbe di ricevere in sogno la rivelazione che esistevano luoghi dove poteva aprirsi la porta del cielo e del dialogo tra l’uomo, Dio e i suoi angeli, come rievocato in Genesi (28, 10-22). Un gesto rituale che rende ragione a Mircea Eliade quando rileva che “certe pietre diventano sacre perché le anime dei morti si incarnavano in loro,oppure perché manifestano o rappresentano una forza sacra, una divinità, o ancora perché nelle loro vicinanze è avvenuto un patto solenne o un avvenimento religioso”.

2. Al pari delle ossa della Madre Terra, i massi donati dal cielo, le meteoriti, che agli occhi dell’immaginazione primitiva erano dotati di speciali poteri e valori spirituali. Alla dea Cibele, la Grande Madre, era associata una pietra nera di sicura origine “stellare”, simulacro comparso per la prima volta in Lidia e sopravvissuto sino ai tempi dell’Urbe, quando per concessione di re Attalo di Pergamo venne omaggiato con tutti gli onori affinché sostenesse le sorti di Roma durante la seconda guerra punica.

3. Il sostegno al simbolismo della pietra quale matrice di vita o elemento congiuntivo tra visibile e invisibile ci viene anche da quanto si tramanda a proposito di Mithra, dio che si vuole nato da una roccia reggendo in una mano una torcia accesa e nell’altra un coltello, con allusione – rispettivamente – alla sua natura di dio della luce e al ruolo di sacrificatore del toro primordiale. In una variante iconografica Mithra è raffigurato nell’atto di scagliare una freccia contro un masso dal quale miracolosamente scaturisce acqua purissima (inutile ricordare l’episodio del bastone di Mosé con cui si ottiene il medesimo risultato).

A questo intreccio di temi, simboli e attributi in cui fluisce e rifluisce la segreta armonia tra acqua e terra, pietra ed elemento umido, può aggiungersi il valore del gesto edificatorio comune a tutta l’antica architettura monumentale: un gesto considerato e concepito come arte sacra, intimamente connesso alle proporzioni presenti nella musica, quasi saldando spazio e tempo in un nodo segreto, come il mito di Orfeo insegnava (e ancora dovrebbe).
E la sacralità del gesto sussisteva al di là dei condizionamenti di tipo materiale (marmo e granito per Egitto, Grecia e Roma, argilla e mattoni per le civiltà mesopotamica e persiana), tutti comunque riconducibili ad un comune orizzonte megalitico preistorico o di culture affini. Tant’è che l’elemento-legno, precipuo dell’Asia orientale e delle culture di Indonesia e Oceania, porta in sé un valore simbolico pregnante quanto quello della pietra.

Non a caso il menhir o la generica “pietra ritta”, e l’albero rovesciato o l’albero con la chioma che si confonde con le stelle, sono immagini equivalenti alla scala che Giacobbe vide in sogno. Immaginari assi del mondo, precorritori del più esplicito e universale simbolismo della Croce.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 luglio 2005 da in Apollodoro, Mircea Eliade, Publio Ovidio Nasone con tag .

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