Squilibri

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Il tempo dell’attesa

achmatova-modigliani

A. Modigliani,  Ritratto di Anna Achmatova (1911)

Anche questo è il segno che noi sempre più sconsideratamente bruciamo il tempo non sapendo viverlo compiutamente.

Mentre Patrizia commentava il post precedente annotando il suo pensiero riguardo al mutato sentimento del tempo, avevo tra le mani una poesia di Anna Achmatova tradotta da Erri De Luca. Poiché non lascio mai al caso le coincidenze che credo significative, ve la propongo qui: sono pochi versi, praticamente sconosciuti, che adombrano una riflessione sul tempo.

Il tempo dell’attesa, in particolare, e maggiormente queste parole stupiscono per il loro essere quasi “senili” nella sostanza, mentre in realtà fluiscono dalla penna di una ragazza di vent’anni, da un poeta (al maschile, come lei amava essere “pensata”) che non ha ancora firmato le liriche con cui è nota ai più, anche in Italia.

Larga e gialla la luce della sera,
tenero il fresco di aprile.
Vieni con molti anni di ritardo,
ma è uguale, sono lieta di vederti.

Qui più vicino a me siediti un poco,
guarda con occhi allegri:
ecco il quaderno blu
coi miei versi infantili.

Scusa, ho vissuto in pena
e il sole l’ho goduto poco.
Scusa, scusa se al posto tuo
troppi ne ho accolti.

Non ci è noto chi sia la persona che arriva a lei così tanto in ritardo, ma ciò che emerge è un’attesa che ha saputo purificarsi fino a dimenticare chi si stava aspettando. Come se gran parte della vita fosse stata vissuta sovrapensiero nella perplessità, fino a quel momento, il momento di quell’arrivo ormai fuori previsione. Tutt’ad un tratto, è come se ci si accorgesse di aver dipanato il filo del proprio tempo nel nome di una dedica sbiadita: in attesa di.

Allora il benvenuto e l’accoglienza si confondono tra sorrisi e scuse. I versi del riconoscimento dell’ospite tanto atteso e altrettanto dimenticato oscillano in equilibrio instabile tra il rimpianto del troppo tardi e l’incertezza del siamo ancora in tempo.

Mentre ciò che è stato – la vita – è stato un intrattenimento, un frattempo, le persone incontrate al posto tuo, finora. Ora che il tempo, nostro malgrado, è compiuto senza esserlo.

Verso di me veniva il pesce a nuoto ed il gabbiano candido nel volo, ed ero fiera, perfida e allegra, e non sapevo d’essere felice.

(A.A.)

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Questa voce è stata pubblicata il 13 settembre 2005 da in Anna Achmatova, Erri De Luca con tag , .

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