Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Fiori, amicizia, luce

Oscar Wilde se ne servì come simbolo del movimento estetico da lui fondato, nel Novecento fece impazzire di luce i versi di Montale, ma non mancò di esercitare il suo potere evocativo presso alcuni pittori, dilatando il suo significato fino ad assumere connotazioni nelle quali si concentrò un’intera vicenda artistica ed umana.

Come accadde per Vincent van Gogh, pittore di girasoli per eccellenza e ricorrenza.
E questo, al di là del mito che consacra un fiore dalla forte valenza simbolica, ci racconta molte cose del tormento e dell’anelito di un artista alla continua ricerca dell’energia vitale del colore e della luce, ma riflette anche assai bene quelli che furono gli anni di intensa amicizia con Paul Gauguin, consolidati da una fitta corrispondenza (in cui rientrò a pieno titolo anche il fratello di Vincent, Theo) solo parzialmente pubblicata in Italia.

Agli ultimi febbrili giorni questa avventura estetica e spirituale dagli esiti straordinari – ma anche tormentati e tragici – è dedicato, di questi tempi, Lontano dal mondo, racconto ad altissima densità poetica ed emotiva che parla di sogni, di incontri e di “nostalgia di luce“, di quella dimensione di lontananza che è in realtà desiderio spasmodico di essere dentro all'”incanto e la fine” del mondo e della vita nel loro rivelarsi abbacinante e nel loro “crescere nel cuore” di pari passo con la vocazione artistica.

Abbacinante come la luce del Sud (“il paese dei toni azzurri e dei colori allegri”), della Casa gialla e di quei girasoli che sanciscono l’amicizia tra i due: van Gogh e Gauguin diventano amici e si scambiano quadri, quest’ultimo beneficiando di due studi di girasoli di Van Gogh, tra cui i Due girasoli. Tradizionale simbolo di devozione, amore e amicizia, da questo momento in poi il girasole avrà un significato particolare per i due artisti, diventando il simbolo della loro amicizia nell’incessante ricerca della propria personale idea di paradiso:

A Gauguin piacerebbe averne uno e io sono ben contento di fargli un piacere d’un certo peso. Vuole uno dei quadri? Bene, rifarò uno dei due, quello che desidera.
[…]
È una pittura dall’aspetto un po’ cangiante, che si fa più ricca quanto più la si guarda.
Del resto, sai che a Gauguin piacciono in modo fuori dall’ordinario. Fra le altre cose mi ha detto in proposito: «Questo… è… il fiore».
Tu sai che Jeannin ha la peonia e Quost l’altea, ma io ho un po’ il girasole.

(Vincent a Theo, lettera del 22 gennaio 1889)

Tutto ciò, ma soprattutto l’avventura del colore nuovo, sarà oggetto di una mostra di prossima apertura a Brescia presso il Museo di Santa Giulia. Un colore che è anche quello di un’amicizia, di una visione del mondo, di una vita.

[…] illa suum, quamvis radice tenetur,
vertitur ad Solem mutataque servat amorem.

(Ovidio, Metamorfosi IV, 269-270)

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