Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Pagine bianche

white-pagesHa pubblicato due titoli di successo in un breve giro di tempo eppure – incredibile a dirsi – la pagina bianca, incubo e ispirazione di tutti gli scrittori, per Jonathan Safran Foer è diventata un’ossessione.

Lo raccontava in agosto sulle pagine di “Internazionale”, spiegando come fosse riuscito ad avvicinarsi alla letteratura da un’angolazione inusuale, ma suggestiva. Ovvero dando la caccia – letteralmente – ai fogli bianchi, al primo dei fogli non scritti appartenenti a scrittori da lui amati o ammirati. Il primo tra i fogli che il tal scrittore avrebbe utilizzato nel momento in cui avesse ripreso in mano la penna.

Detto così, non rende l’idea. Ma dobbiamo cercare di immaginare quel foglio come autentico residuo della potenzialità e dell’intenzione, contenitore vuoto ma nel contempo infinito: senza alcuna parola che si possa leggere, in realtà contenendole tutte.

È così che Foer ne parla. Di quel foglio di Isaac Bashevis Singer e della sua grinza leggera, forse riflesso della sua fronte increspata china sulla pagina in attesa dell’ispirazione. Osservando quelle parole mai scritte e quell’inchiostro fantasma che fanno la differenza tra il più comune degli oggetti e un’opera d’arte. Cercando a tutti i costi il maggior numero possibile di fogli bianchi in grado di dialogare tra loro su tutto ciò che si sarebbe potuto scrivere e diventare.

Ecco allora la tensione all’accumulo di questo straordinario vuoto/pieno, con la richiesta formale a molti scrittori da lui amati di avere la cortesia di inviargli il foglio di carta sul quale avrebbero scritto.

Di alcuni poté “leggere” il solco e la traccia delle parole scritte sulla pagina che li aveva preceduti, di altri la fibra dell’uomo (o della donna) che li aveva scelti. In tutti, le maggiori o minori potenzialità.

Il foglio “ideale” sarebbe proprio quello che sembra aspettare fremente il tocco di una penna che non arriverà, quello che è bianco perché il racconto è stato bruscamente o arbitrariamente interrotto, oppure – più semplicemente – quello che contiene il potenziale di ciascuno sguardo che vi si posi…

Le parole mai o non ancora scritte, un dialogo privato della voce del quale resti il solo respiro.

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Questa voce è stata pubblicata il 27 settembre 2005 da in Jonathan Safran Foer con tag .

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