Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Bagordi da scaffale


Come si diceva qualche commento più in giù, arrivati ad una certa ora i folletti abitatori dei libri fanno comunella.

Accade normalmente quando nelle case cala il silenzio e gli oggetti si risvegliano ritualmente, ma quando si è alla vigilia di una partenza la situazione si fa a dir poco ingovernabile.

Si diceva… dunque, e mi ripeterò. Tali masnadieri, che alloggiano comodamente a sbafo tra le pagine dei volumi di ogni libreria che si rispetti, sono degli impuniti agitatori di folle. Menano scompiglio, fanno un fracasso indecoroso nello stiracchiarsi, svegliano anche i vicini più pacifici che se la dormono saporitamente nel libro accanto, cominciano ad attaccare briga facendo a gara nel recitarsi addosso il maggior numero di pagine a memoria, giocano a nascondino e si fanno reciprocamente gli scherzi.

Accade che l’ora del risveglio notturno coincida con il momento adatto per sfoderare vecchi rancori tra classici e best sellers, tra art-thriller e raccolte di poesie, tra epistolari amorosi e rivisitazioni del ciclo bretone… E a nulla valgono gli sforzi, le moine, le coccole, le promesse, le minacce.

Gli abitatori dei libri sanno il fatto loro. E prima di una partenza – si diceva – che fare per intavolare una trattativa civile, stabilire delle priorità, darsi un ordine della notte, tirare a sorte i folletti cui sarà consentito di infilarsi in valigia con il relativo tomo?

I dispetti in proposito non si contano: scambiarsi di scaffale è il minimo, spostare il segnalibro un peccato veniale, avvolgersi nelle copertine altrui per il freddo un alibi ignobile come pochi altri…

Inenarrabile ed estenuante diventa il venire a capo degli oggetti del contendere (tanti): ho appena separato tre Fante che avevano fatto muro contro Alice Munro con la solita spavalderia da bulli, nonché un cielo strappato che stava per lacerare le vesti ad un’ignara visitatrice.

S’ha da essere pazienti, con i libri e i loro abitatori, far scegliere loro i compagni di mensola per non creare armonie presunte ignorando affinità reali, essere condiscendenti e magnanimi nei confronti delle piccole intemperanze… Anche se stavolta decido io!

E al massimo, come ha osservato giustamente TdM®, mia compagna di giochi (cui devo la ripresa del gioco medesimo in questa sera lieve), borbotteranno un po’. Il loro scontento è in tema e quasi commovente: un “fracasso ovattato di pagine fruscianti”, uno “scricchiolìo di lettere erranti”, un “gozzovigliare di virgole e punti”…

Al risveglio – nostro – come ogni sogno che si rispetti avranno lasciato pochissime tracce.
A meno di non inciampare in un segnalibro orfano delle sue pagine, o di non rintracciare il volume che stavamo sfogliando solo il giorno prima lì dove credevamo di averlo lasciato…

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Questa voce è stata pubblicata il 30 settembre 2005 da in Alice Munro, John Fante, Maeve Brennan, Maurizio Bonassina con tag , .

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