Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Cieli strappati

breathing-blueI tempi, le circostanze, le storie personali.

Tutto converge in un interrogarsi incalzante e malinconico che a volte appare privo di residui margini, quelli che di solito lasciano spazio alla speranza.

Che sia la perdita di un sentimento profondo e motivato di fede (nel senso più ampio e consolatorio possibile) oppure un realistico e spietato sentimento di precarietà che ha esiliato in modo irrevocabile ogni certezza ancorché illusoria, non basta a spiegare il disincanto che dilaga e corrode anche la volontà migliore, rimettendo in discussione i punti di riferimento, rimescolando le carte di una partita in cui ci si sente perdenti spesso prima del fischio d’inizio, tastando alla cieca il terreno minato dei sentimenti e delle relazioni affettive alla ricerca di “possibili varchi di senso”.

Ogni tanto, questo male di vivere erompe in versi e distilla un canto antico, quello del dolore, nel quale l’amore stritola e il tempo è un assassino, e tutto ciò accade sotto un cielo lacerato da offese e strappi reiterati al corpo e allo spirito.

Il cielo strappato non concede tregua alla nostalgia, e spesso affonda in tonalità emotive anche ingenue; ma realisticamente parla di noi, di ciò che resta quando le cose finiscono, delle voci che rimbalzano nell’assenza, del tempo condiviso che ritorna a colmare il vuoto di uno spazio.

Uno spazio che si concede alla memoria di quegli attimi importanti, attesi e «crollati nel turbine di un silenzioso grido», puntando il dito su quella fretta e su quella disattenzione che quotidianamente lasciano andar via le cose che contano davvero. Affondando le mani in questo magma emozionale si potrebbe addirittura credere di poterli ripescare, quei doni preziosi svaniti. L’autore ci lascia credere che nulla andrà perduto «se avverti ancora, senza sentirlo, il mio passo».

Se il difficile – in questo male di vivere e di amare – non fosse rimettere l’anima al suo posto e ricucire lo strappo del cielo.

Come le lacrime salgono agli occhi, prendono vita e sgorgano, allo stesso modo nascono le parole. Noi dobbiamo solamente impedire che cadano come le lacrime o che vengano ricacciate giù nel profondo.
Un letto è il primo ad accoglierle, le parole si irradiano e ben presto si forma una poesia, che potrà, nelle notti stellate, attraversare il mondo, o consolare gli occhi arrossati.
Ma mai tacere
.

(Louis-Ferdinand Céline)

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Questa voce è stata pubblicata il 6 ottobre 2005 da in Maurizio Bonassina con tag , .

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