Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Sorridi, Gioconda!


Jean-Michel Basquiat, Mona Lisa

In principio la Gioconda non sorrideva affatto.

Se ne restava in disparte, tristemente abbordata dall’occhio languido dei soli intenditori e trascurata dalle masse. Lontani i tempi di baffi e riccioli dissacratori, lontani anche quelli che le hanno fatto aggrottare la fronte regalandole una vecchiaia precoce.

Fu un clamoroso fattaccio di cronaca a renderla famosa, altroché.
Un furto, che coinvolse a vario titolo alcuni tra i nomi più altisonanti della cultura e dell’arte del tempo: Apollinaire, Picasso, Max Jacob, Modigliani, Dufy, Vlaminck. Tutti ebbero a che fare con la scomparsa della Signora che ancora non sorrideva; persino un D’Annunzio un po’ sprovveduto. Tutti. Poeti e pittori squattrinati che usavano incontrarsi nel parigino Cabaret des assassins lavorando alacremente alla dissoluzione del tradizionale concetto di arte.

Era il 1911 e non era lei a dover essere rubata dall’imbianchino italiano Vincenzo Peruggia, senonché il ladro la preferì per le sue dimensioni più contenute, cosa che non gli evitò di essere beccato con le mani nel sacco due anni dopo, in flagranza di vendita illecita ad un collezionista fiorentino.

Gli ingredienti per una ritessitura romanzata dei fatti c’erano tutti.
È nato così  Sorridi, Gioconda!, un giallo al passo con i tempi dell’art-thriller ma con il valore aggiunto di essere una splendida galleria di ritratti dell’avanguardia francese di inizio Novecento, «artisti che erano tali malgrado la sregolatezza, non attraverso di essa».
Una sorta di collage solo in apparenza fantasioso, nel quale persino i dialoghi al ristorante sono “veri”, desunti come la maggior parte dei dati dai giornali dell’epoca, dai diari dei protagonisti, dai resoconti di polizia, dagli interrogatori. Interrogatori nei quali, all’interno del libro, l’unico personaggio inventato (il commissario Bianchon) riflette il punto di vista dell’uomo comune, spaesato di fronte all’incomprensibilità dell’arte moderna, annotando (ad esempio) di come Modigliani facesse «quadri maldipinti, ritratti di donne irriconoscibili con uno strano collo lungo come quello dei cigni» o di come Picasso, «tipico frustrato», facesse «dei brutti quadri che nessuno comprava».

L’unico inserto completamente frutto della fantasia (nonostante i protagonisti “veri”) riguarda invece l’incontro che avviene tra D’Annunzio e Modigliani, quest’ultimo incaricato di consegnare il quadro al Vate perché lo restituisca alla patria italiana. Purtroppo il poeta ci fa una figuraccia come poche altre, rifiutando il dono credendolo falso.
Ad un Modì attonito e spossato per la notte trascorsa su una panchina della Gare Saint-Lazare con la Gioconda avvolta alla meglio in un foglio di giornale (spossato ma «bello come un dio greco»), D’Annunzio declama ingenuamente:

«Lo avrei sentito. La Gioconda avrebbe dominato la stanza con il suo sorriso».

Niente di fatto. Modigliani gli porta via una bottiglia di Bordeaux e si dirige verso il mare, dove tratteggerà sulla sabbia i lineamenti di Monna Lisa.
Lì, secondo la “leggenda”, l’enigma si schiude a fior di labbra. Grazie all’avventura rocambolesca di un furto dai troppi misteri, spuntarono ovunque cartoline e souvenir che resero celebre quell’accenno di sorriso in tutto il mondo.

La Signora ha cominciato a sorridere da quando è stata rubata.

Modigliani sentiva una lieve nausea. Alla luce della luna gli sembrava che la donna dipinta lo guardasse ironicamente. Lui che aveva rischiato di farsi arrestare per offrirla all’eroico poeta che avrebbe dovuto riportarla in Italia in aeroplano. E poi, com’era poco ovale l’ovale di Monna Lisa! Prese uno stecco biancastro portato dalla marea e cominciò a disegnarlo sulla sabbia. Poco dopo la Gioconda dipinta e quella di sabbia si guardavano in tralice. Ma quale sorriso. Non c’era nessun sorriso.
Tirò fuori la bottiglia che aveva rubato a D’Annunzio e fece un fischio: Mouton-Rotschild 1895!
Dalle orbite scure la luna piena lo guardava come un viso di donna ingrassato e lievemente inclinato. Bevve un lungo sorso e gridò irosamente:
– Sorridi, Gioconda!
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