Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Le départ

La terra e a lei concorde il mare
e sopra ovunque un mare più giocondo
per la veloce fiamma dei passeri
e la via
della riposante luna e del sonno
dei dolci corpi socchiusi alla vita
e alla morte su un campo;
e per quelle voci che scendono
sfuggendo a misteriose porte e balzano
sopra noi come uccelli folli di tornare
sopra le isole originali cantando:
qui si prepara
un giaciglio di porpora e un canto che culla
per chi non ha potuto dormire
sì dura era la pietra,
sì acuminato l’amore.

(Mario Luzi)

(Un pensiero per Jean-Michel Folon, anche qui e qui ricordato in un modo che mi piace. Il titolo del post è preso in prestito dalla sua opera riprodotta qui accanto)

Free Image Hosting at www.ImageShack.usJean-Michel Folon, il Maestro dei voli e dei sogni, aveva un legame particolarmente forte con la mia regione.

Tutti ricordiamo quando nel 2001 ad Alberobello, ospite di Experimenta, si rammaricò di non averli inventati lui, i trulli. Quelle case strane e un po’ fatate, che attraggono turisti da tutto il mondo e sembrano tende di pietra innalzate nel verde della valle d’Itria, lo colpirono a tal punto che volle disegnare lui stesso il manifesto della rassegna che quell’anno si intitolava “La vita a cono”.

Dalla sua matita nacquero casette leggere e sospese come palloncini a fatica ancorati al suolo, sovrastate da un esile cappello e riluttanti a riconoscersi corpo, calce, pietra.
Free Image Hosting at www.ImageShack.usIncorporee e vaghe creature come tutte quelle uscite dalla sua visione del mondo; un mondo fatto di superfici curvate e miti, accoglienti nei confronti della luce: «Io odio gli angoli e le forme rettangolari che fanno male alla luce. Nei miei lavori le forme tendono per questa ragione sempre a curvarsi. Alberobello è dunque un luogo ideale per me. È una città senza angoli, senza spigoli, di sole curve».

Free Image Hosting at www.ImageShack.usGià avevamo avuto la sua firma nel magico allestimento di una celebre Bohème e la sua partecipazione a varie stagioni liriche fin dai tempi in cui il teatro Petruzzelli funzionava ancora, ma la sua presenza era così affettuosamente legata a questa terra da averlo avuto protagonista anche in concomitanza con un evento tragico: è sua la realizzazione del monumento in memoria di Michele Fazio, su un modello già sperimentato in patria e dedicato all’infanzia vittima di violenza. Un messaggio disarmante, affidato alla levità di una piccola mano protesa al volo, quasi a sospendere l’orrore e il giudizio sottraendoli alla stessa forza di gravità del ricordo.

Perché ciò che in questo momento piangiamo, oltre l’uomo, è il Maestro capace di dare corpo a questo anelito. La matita e il colore d’acqua da cui sgusciava sempre l’anima offesa, tutto ciò che nel cuore dell’uomo può essere vilipeso e che resiste, con la malinconia, il garbo, il sorriso.

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Questa voce è stata pubblicata il 22 ottobre 2005 da in Jean-Michel Folon, Mario Luzi con tag , .

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