Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

All Hallow’s Eve

all-hallows-eve Halloween.
Sly does it. Tiptoe catspaws. Slide and creep.
But why? What for? How? Who? When! Where did it all begin?
“You don’t know, do you?” asks Carapace Clavicle Moundshroud climbing out of the pile of leaves under the Halloween Tree. “You don’t really know!”

(Ray Bradbury, The Halloween Tree)

Oggi vi porto dalle mie parti, dove le tradizionali feste di Ognissanti e dei Defunti segnano – almeno sulla carta – l’inizio della stagione fredda, dal momento che in molte zone della Puglia, nel mese di ottobre, l’autunno persiste tiepido e riluttante.

Feste contaminate – anche qui, in tempi abbastanza recenti – da pratiche e carnevalate estranee alla tradizione, che rivelano però quanto le radici di certe manifestazioni collettive siano antiche e travalichino la geografia e la storia scritta dalle mode.

Molti, in questa circostanza, sono i riti di matrice contadina, alcuni dei quali di origine ancestrale, che convivono e resistono insieme alle tante credenze legate a pratiche sia religiose che profane: è assolutamente vietato – ad esempio – mangiare cibi a base di carne o pesce, ad eccezione del baccalà, mentre i pescatori si astengono dall’andar per mare perché, in questi giorni, una superstizione vuole che “si peschino le ossa dei morti”.

In vista del ritorno dei defunti nelle loro case d’origine in alcuni paesi è ancora viva la “questua per l’anima dei morti”, che fin dal medioevo si faceva in cambio di una preghiera di suffragio per concludersi con un grande banchetto in loro onore. Un modo come un altro per celebrare il passaggio al nuovo anno che nel mondo contadino iniziava il primo novembre.

La vigilia era l’occasione per ringraziare gli dèi per le messi già raccolte e, allo stesso tempo, per invocare il loro favore per il nuovo raccolto. Ecco perché le simbologie di questa ricorrenza, ancor oggi, sono strettamente legate al mondo agricolo. La zucca, simbolo della festa e segno di fertilità. E i colori, l’arancio ed il nero, come dire la mietitura e la morte. Propiziarsi la benevolenza del cielo per la prima ed esorcizzare la paura dell’altra, era – prima delle mode – il sale della festa.

E in questi tempi di paure inconfessabili qualcuno ha colto l’occasione per un riavvicinamento alla natura più “ostile”: nell’immaginario collettivo, la palude è uno di questi luoghi, come quella del lago Salso, tra Manfredonia e Zapponeta, dove questa sera si è svolta una escursione “alternativa” tra stagni e canneti al solo chiarore diffuso dalle zucche e accompagnata dal suono apotropaico del rauco didjeridoo aborigeno.

Ad Alberona, invece, ai margini della terra dauna in uno scenario di boschi e frutteti abbastanza inconsueto per chi pensi alla Puglia, si festeggiano in questi giorni i frutti d’autunno: oltre alle celebri prugne, castagne, uva, noci e melegrane. Regina incontrastata, la zucca, fino alla festa di domani – 1 novembre – quando si celebrerà la festa del grano cotto, il dolce che fra cereali, vincotto, melagrana è l’apoteosi dei simboli di rinascita.
Non per niente addolcisce le ore tristi dei morti, e lo si prepara solo per loro.

Il resto… ve lo racconto domani.

(- continua -)

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Questa voce è stata pubblicata il 31 ottobre 2005 da in Ray Bradbury con tag , .

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