Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Nel nome del padre

25 novembre 1985 – 2005

… che il segreto dell’arte sia qui? Ricordare come l’opera si è vista in uno stato di sogno, ridirla come si è vista, cercare soprattutto di ricordare. Ché forse tutto l’inventare è ricordare.
(Elsa Morante, da Diario 1938)

Passione, amore, sortilegio, menzogna. È la vita che riteneva degna di essere salvata, a costo di essere categorici, intransigenti, estremi, come lei è stata.

Una vita che è mistero e ambiguità, selva di incubi e ritorno di fantasmi, percorso obbligato dal mito dell’infanzia allo scandalo della storia, con l’abbandono dell’isola e della madre, doloroso e insanabile, perché «quella, che tu credevi un piccolo punto della terra, fu tutto».

E infine la scrittura abbatté il muro di incubi e menzogne, pur senza incrinare il sortilegio dell’amore non corrisposto, e il libro dei sogni ebbe pagine misteriose scritte dall’innocenza e dalla fantasia nell’unica forma concessa ad una redenzione possibile: la ricerca del padre, la cui presenza è certezza e il cui amore, feroce e assoluto, è concesso come una grazia.

Elsa, o della devozione alla scrittura; dell’ansia e dell’affanno di appropriarsi dell’esatta qualità delle cose filtrando la realtà in prima persona; del ricordare ossessivo con il quale nessun conto è possibile; della solitudine e dei sogni che confondono erotismo e morte; dell’illusione della recita come mimesi del mondo.

Mi pareva che non si potesse mai conoscere la vera felicità dei baci, se erano mancati i primi, i più graziosi, celesti: della madre. E allora, per trovare un poco di consolazione e di riposo, mi fingevo nella mente la scena di una madre che baciava un figlio con affetto quasi divino. E quel figlio ero io.

(da L’isola di Arturo)

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2 commenti su “Nel nome del padre

  1. valigiesogni
    4 ottobre 2012

    Io l’ho scoperta solo ora la Morate. E ho come un invaghimento indefinito; quella sensazione che ti spinge a saperne di più ma, nello stesso tempo, hai il timore di poterne restare delusa… Bisogna essere audaci.

  2. Stefania Mola
    5 ottobre 2012

    Per me la Morante è stata un incontro “antico”, uno di quegli autori scoperti nella libreria di mia madre o consigliati a scuola da insegnanti che rimpiango (come Giuseppe Berto o Piero Chiara) che ogni tanto mi ritorna la voglia di leggere. Uno di quegli autori che non ti scordi (che ti abbia entusiasmato o meno). In questi ultimi tempi avevo desiderio di rileggere L’isola di Arturo e mi ero quasi dimenticata di questo piccolo appunto sul blog…
    Bisogna essere audaci, concordo. 😀

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Questa voce è stata pubblicata il 25 novembre 2005 da in Elsa Morante con tag , .

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