Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Una riga vuota

I bambini parlano tutto d’un fiato, ignorando l’ingombro della punteggiatura, saltando da un’immagine all’altra alla velocità del loro sguardo, con lo stesso incalzare di battito di ciglia che ritma i loro occhi quando si spalancano sulle cose.

A nulla serve mettersi con la santa pazienza, leggere la loro favola preferita con espressione e pause ben calibrate, sottolineare con le tonalità della voce le diverse sfumature del racconto…

I bambini riprendono fiato lasciando uno spazio in bianco, corrono sulle parole e frenano solo di fronte ad una riga vuota, una riga lunga giusto il tempo per pensare, non troppo né troppo poco, e devi parlare loro guardandoli negli occhi, disegnando con la voce un alfabeto che abbia la forma del loro stupore, il profumo e il suono della loro meraviglia, i colori del prato in cui vorrebbero giocare.

Per questo la dolcezza di certe favole non passa di moda, specie se a raccontarle è una donna di cultura sofisticata e seducente, profonda conoscitrice dei segreti della scrittura ben al di là di ogni mestiere e di ogni millantata tecnica. La scrittura non si può insegnare, come non si può insegnare la creatività: doni di natura radicati in ciò che si è, nella propria cultura genetica, nella propria storia personale.

E c’entra molto il Brasile in queste favole australi ritmate dalle stagioni e dal loro mutare, dal senso onirico di un mondo in cui gli animali “naturali” e l’incanto dell’infanzia sono i referenti privilegiati dello stupore di ogni nuova esperienza e la spiegazione di piccoli e grandi misteri.

C’entra il sogno, dunque, misura preferita dai bambini per comprendere il loro orizzonte, punteggiatura arbitraria e necessaria per conservare dell’infanzia – quando sarà tardi – almeno il gusto a fior di labbra, lì, dove le parole si posano per sfuggire a precipizio e perdersi. Quando sarà tardi, e una punteggiatura approssimativa diventa miracolo e trappola.

[Update: càpita a proposito questo decalogo segnalato da Elena]

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Questa voce è stata pubblicata il 28 novembre 2005 da in Clarice Lispector, Isaac Bashevis Singer, Lynne Truss con tag , .

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