Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Viaggio intorno a un dito

escherE a proposito di elenchi, consigli, manuali e istruzioni per l’uso…

Trovo divertente la proposta di questa insolita guida Lonely Planet, in cui confluisce l’esperienza pluriennale di Latourex, un laboratorio di Strasburgo che si dedica ad una filosofia di viaggio alternativa a quella corrente. Una sorta di “turismo sperimentale” in cui invenzione personale e consigli “dall’alto” non sembrano entrare in conflitto nonostante l’evidenza della contraddizione, vista anche la quantità di suggerimenti, alcuni dei quali piuttosto strambi ma tutti almeno stimolanti.

Agli intenti è sottintesa l’idea che quello proposto sia un modo di inciampare in luoghi e situazioni che diversamente non si incontrerebbero sul proprio cammino (quello dei viaggiatori tradizionalmente guidati) e di godere di insospettabili sorprese. Consigli alternativi ad altri consigli, è vero, che mettono in evidenza – prima ancora che la stranezza di alcune delle esperienze proposte – l’assurdità congenita delle gerarchie canoniche che accompagnano i modi tradizionali di fare turismo, schiavi delle regole del videndum – ciò che dev’essere visto – come ai tempi di ogni Grand Tour che si rispetti. Esperienza che come tutti sanno ha portato alla consacrazione arbitraria – e data per scontata nel tempo – di alcuni luoghi rispetto ad altri, negletti e misconosciuti ancor oggi.

Qualche esempio preso pari pari dalla guida attende solo di essere provato e – magari – integrato dalla personale fantasia e inventiva: scegliere la destinazione del proprio viaggio a caso da un elenco lanciando i dadi, o creare un itinerario di viaggio usando solo il numero 12 (prendere il treno che parte alle 12.12, scendere alla dodicesima fermata, ecc. ecc.), oppure trascorrere 24 ore in un aeroporto senza partire o – ancora – visitare una città di notte e ripartire all’alba senza vederla alla luce del giorno; privilegiare percorsi casuali come il girare a destra o sinistra senza predeterminazione o – meglio – seguendo un disegno tracciato sulla carta (un cuore, ad esempio, sulla pianta di una città) come se si trattasse di un vero e proprio itinerario. Per non parlare dell’immaginario filo dipanato da una qualsiasi Arianna (una sconosciuta, fermata per strada, alla quale chiedere i dieci luoghi significativi della sua vita) divenuto il filo conduttore di una visita dentro e attraverso una memoria che non ci appartiene…

Insomma, più che lande sperdute o civiltà sepolte, ci troviamo al cospetto di una serie di modi bizzarri di vedere il mondo, anche quello dello sconosciuto di passaggio o della porta accanto.

Nulla di rivoluzionario, se vogliamo, dietro questa filosofia. Come diceva il poeta, per viaggiare e conoscere  – più che luoghi nuovi – spesso servono nuovi occhi.

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Questa voce è stata pubblicata il 12 dicembre 2005 da in Joel Henry, Rachael Antony con tag , .

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