Squilibri

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Presepi d’autore/2

Siamo di presepe, da queste parti, di solenne rappresentazione immobile, vivente o semovente.

È dal giorno dell’Immacolata che inizia il gran da fare nelle case in cui si allestisce un presepe. Ed è una cosa che coinvolge e sconvolge la distribuzione degli spazi vitali, visto che bisogna fare posto ad un microcosmo perfettamente autosufficiente e funzionante, con tanto di palcoscenico, quinte, fondale, protagonisti, comprimari, luci e suoni. E non è solamente un’eredità di tradizioni vicine e diffuse, ma un universo molto più complesso che si autorappresenta, spesso scegliendo scenari reali e una lente d’ingrandimento puntata su tradizioni del tutto autoctone. Provate ad immaginare un presepe vivente ambientato in quella tebaide che sono le gravine (il paesaggio della Passione di Mel Gibson, per intenderci) o galleggiante su barche di pescatori, ambientato in una delle tante grotte carsiche o raccolto intorno alle chiancarelle dei trulli.

Qui i presepi d’arte, a parte quelli di cartapesta leccese o quelli di terracotta, preferiscono la pietra.

Vivono tutto l’anno, da secoli, ma in questo periodo si caricano di suggestioni particolari, diventano una grande famiglia, riannodano il filo rosso che idealmente li ha generati quando nel Cinquecento un gruppetto ben affiatato di scultori come Nuzzo Barba da Galatina, Stefano da Putignano, Paolo da Cassano, Altobello Persio, disseminò le chiese pugliesi e lucane di monumentali statue a tutto tondo e del racconto di Betlemme.

Un racconto ambientato tra pietre e viva roccia sommariamente sbozzata, impaginato per ripiani orizzontali sovrapposti, immobile eppure animatissimo, con quelle cavalcate dei Magi discendenti e a mezz’aria tra cielo e grotta, con gli annunci ai pastori e la paralisi della natura, in una dimensione “plurale” sconosciuta – ad esempio – ai celeberrimi presepi napoletani (che privilegiano il piano prospettico unico).

Immancabili ed essenziali, schiere di angeli musicanti si raccolgono intorno alla sinfonia gioiosa dell’evento: prevalgono gli strumenti a corde pizzicate o sfregate, tra cui la viola da braccio, la viola d’arco e la viola da gamba, uniti ad altri più “esoterici” come la gironda o il salterio. Ricorre spesso, come riflesso della sua diffusione popolare, la viola da mano (vihuela o viella) in alternativa al liuto.

Pare quasi di sentirla, la musica degli angeli, a punteggiare di armonia cosmica e di note sparse il confine tra i piani di osservazione: di qui la terra, di là il cielo, insieme nella medesima valenza simbolica dell’evento natività che ritorna, tra le pietre, le case, gli uomini e i loro sogni.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 dicembre 2005 da in Stefano da Putignano con tag , .

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