Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Semel in anno

Mentre ancora si accoglie il Bambinello, e gli alberi trapuntano il buio di colori, e si aspetta il nuovo anno e i re Magi sono ancora lontani, a Putignano arriva il Carnevale.

Messi da parte bontà d’animo e raccoglimento, oggi ci si appresta a rinnovare l’antichissimo rito delle Propaggini, che da secoli inaugurano il Carnevale più lungo e più antico d’Europa, in anticipo su ogni altra tradizione di solito coincidente con il sant’Antonio Abate del 17 gennaio.

Poco importa se le origini di questa festa siano pagane o cristiane; sta di fatto che risalgono al 1394 e alla solenne traslazione di una reliquia del protomartire Stefano, proveniente da Monopoli e diretta alla chiesa putignanese di Santa Maria la Greca. La tradizione racconta di come al corteo si unissero strada facendo alcuni contadini intenti a piantare viti, e di come il cammino – scortato da tali vignaioli “mascherati” con i rami secchi della vigna (le propaggini, appunto) – si trasformasse ben presto in un vivace alternarsi di balli, canti e versi rimati.

Nel tempo, i propagginanti si spinsero gradualmente alle battute pungenti, alla satira verseggiata, agli strali e agli sbeffeggi nei confronti dei personaggi più in vista della vita cittadina.
Oggi, ogni 26 dicembre, esaurite le celebrazioni religiose del mattino, salgono su un palco dopo aver percorso le principali vie del paese e si sfidano (rigorosamente in vernacolo) sfoderando senza pietà il loro eloquio tagliente, ironico, allusivo e spesso ricco di doppi sensi. Fatti e personaggi dell’anno sono nel mirino, nessuno si salva dalla licenza di insanire semel in anno.

Liturgia e cerimoniali antichissimi si mescolano in questa strana atmosfera in cui regnano sovrane improvvisazione e consapevolezza: perché in fondo – da sempre – l’insanire carnascialesco è un modo per contrastare i rigori dell’inverno e la sterilità della natura ed evocare rinnovamento ed abbondanza. Perché nel rito corale sono la vita e la morte che si fronteggiano, e i loro simboli ad essere assunti dietro le maschere e gli eccessi della festa; è il mondo dei defunti ad essere continuamente esorcizzato dai riti, dai travestimenti, dai balli, elementi che nella loro componente oscena o macabra rivelano la consistenza delle paure collettive e la consapevolezza che irriderle e affrontarle sia l’unico modo per combatterle.

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Questa voce è stata pubblicata il 26 dicembre 2005 da in Uncategorized con tag .

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