Squilibri

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La dodicesima notte

La notte dell’Epifania del 1531 i soci dell’Accademia degl’Intronati di Siena si dilettarono con una festa allegorica e musicale intitolata Il sacrificio nella quale ognuno di loro fingeva di condannare al rogo i ricordi e i pensieri d’amore più turbolenti, in una sorta di rito di purificazione e rinnovamento. La cosa non fu evidentemente gradita alle signore della città, tanto che gli Accademici sanarono nel giro di soli tre giorni la pubblica indignazione componendo una nuova commedia riparatrice, Gl’ingannati, espressamente dedicata al pubblico femminile (“La favola è nuova e non altronde cavata che dalla loro industriosa zucca onde si cavorno anco, la notte di beffana, le sorti vostre…“) e probabile fonte della shakespeariana Twelfth Night, nel cui testo manca peraltro qualsiasi riferimento specifico alle feste natalizie.

Una scelta (nel titolo) che fa supporre la conoscenza diretta di Shakespeare del prologo de Gl’ingannati nel quale si parla di quella “notte di beffana” che aveva visto sacrificare nel fuoco le pene d’amore.

La dodicesima notte è questa in corso, dodicesima dopo il Natale e conclusiva del lungo periodo festivo che anticamente prevedeva ogni sera spettacoli e feste tanto pubblici quanto privati, con largo spazio destinato ad una sorta di anticipo del Carnevale e all’elezione di un sovrano “alla rovescia”, re delle regole e delle gerarchie sovvertite.

Un nuovo caput anni, se vogliamo, una notte in cui si credeva che gli animali parlassero e che i morti s’incarnassero in loro con poteri divinatori, mentre i “befani” usavano cantare la Pasquella beneaugurante di casa in casa in cambio di doni, in molti luoghi si bruciava (e si brucia ancora) la prima delle tante “vecchie” espiatorie e nello scenario della Natività si rappresentava l’ultimo atto, con la strage degli innocenti e la cavalcata dei Magi.

Mi piace pensare, così come mi hanno raccontato da bambina, che la scopa volante che si intravvede stanotte sui tetti all’orizzonte davvero sia l’anima errante e disperata di Rachele, una delle madri cui la furia dei soldati di Erode strappò il figlio in fasce dalle braccia. La generosità disperata di Rachele che colma di dolcezze ogni bambino per colmare il vuoto lasciato dal suo bimbo perduto.

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Questa voce è stata pubblicata il 6 gennaio 2006 da in William Shakespeare con tag , .

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