Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Storie della terra

Rossa è la terra che cuoce nei forni, e dal rosso si stacca quel rutilante accavallarsi di cose ed eventi, qui, in questi giorni di caput anni, di feste di fuoco, di santi Antoni abati e carnevali…

Rosso è l’occhio delle fornaci e l’alito che dà vita alla terra, dalla terra e dal fango – come in principio – le forme, le voci, i colori, il formicaio operoso di gesti e modi fermato nell’attimo, appena in tempo, prima di non ripetersi se non “altro” ma sempre uguale.

Soffiano l’illuminaio e il maniscalco, il trainiere con le sue mule e il raccoglitore di olive, soffia “sogni e silenzi” la ricamatrice solitaria, e chissà cosa la masciara. Soffiano u scjuscjà e il burattinaio, il figulo perso tra i cocci sbreccati e il maestro affranto, tra fiocchi blu scomposti e tirate d’orecchie.

Soffiano il fotografo di piazza, il cestaio e il cariolante, u stagn’r e il pignataro, e lentamente dagli oggetti sgusciano le storie e le voci, come ombre ed echi, come tocco leggero sulla spalla, che ti volti e non scorgi nessuno, e il cuore impazza e le ore rintoccano insieme alle campane della chiesa madre.

Un soffio è tutto, quello sulla creta e quello dentro, un gesto antico come dare vita o richiamare il gregge. Un soffio e pàssano, queste vite, queste smorfie di amori, questi corpi rugginosi vestiti di fatica e d’ironia, profumati di terra umida e chianche lavate, e grumi di paese a lume d’olio, e preghiere raccolte intorno alla quotidiana grazia nella scodella.

Traditi già cento volte quando canta il gallo, che diventa amuleto, metafora, dono, rincorre gli affetti, chiede occhi, cielo, e un soffio ancora.

[Direttamente dalla mia collezione di fischietti di terracotta, vi presento i tre galletti più arzilli e rappresentativi.
È l’occasione per dire di
Rutigliano, città della terra rossa famosa in tutto il mondo, che ha aperto ufficialmente in questo weekend i suoi quindici giorni di festa dedicati a Sant’Antonio Abate e all’annuale Fiera del Fischietto in Terracotta.
Ieri è stata inaugurata la 18a Mostra Nazionale del Fischietto, che quest’anno corre sul filo degli “Antichi mestieri”. Oggi, con un sofferto verdetto, la giuria tecnica ha decretato i tre vincitori assoluti e le dieci opere che verranno acquisite dal locale Museo del Fischietto, mentre in settimana il voto popolare eleggerà altre tre opere e sceglierà i manufatti migliori tra quelli realizzati nelle scuole elementari e medie.
Il tutto sotto lo sguardo vigile di Sant’Antonio abate, festeggiato il prossimo 17, che guarda benevolente tutti coloro che in questa occasione donano o ricevono il gallo-fischietto, il più arcaico e carico di significati tra i fischietti rutiglianesi: pegno di affetti transitori o per sempre, metafora di desideri e promesse, il dono d’amore per eccellenza
].

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Questa voce è stata pubblicata il 15 gennaio 2006 da in Uncategorized con tag .

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