Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Doppi, bifronti, opposti, antagonisti/3

L’indissolubilità tra Bene e Male che si traduce in Stevenson nell’impossibilità di separare i destini tragici di Jekyll e Hyde si stempera nelle atmosfere di Conrad, regalandoci due personaggi distinti che recano con sé l’enigma di molte perfette coincidenze.

Affascinanti gli elementi del racconto, e soprattutto essenziali: un giovane capitano senza nome, uno sconosciuto in cui egli riconosce un secondo sé stesso, un’atmosfera notturna rarefatta e immobile – in cui sembra che ogni cosa trattenga il respiro e sospenda il giudizio – un senso di attesa in cui le cose familiari non sono più tali e in quelle sconosciute è possibile finanche specchiarsi.

L’alter ego del capitano irrompe sulla scena direttamente dall’abisso (reale e metaforico) instaurando all’istante quella “misteriosa comunicazione” che si verifica solo negli incontri straordinari. Noi vediamo, uno di fronte all’altro, un capitano ed un naufrago, mentre tutto ci dice che si tratta di un uomo e del suo doppio.

Due uomini in vena di confidenze (anche terribili e delittuose) e complicità, consapevoli di una ritrovata affinità, estranei ad ogni altro accadimento esterno e reciprocamente salvati da ogni interferenza come si salverebbe solo la parte di sé più profonda e preziosa. Unico vero ostacolo per il capitano al rapporto con il suo doppio è la nave, luogo altro e contrapposto a quello (insondabile) che accoglie le assenze di una parte di sé. Come essere in due posti contemporaneamente, un’ubiquità impossibile divisa tra il mestiere e i fantasmi del profondo.

E sarà proprio il naufrago a chiedere di essere abbandonato. Lì dove Jekyll e Hyde non sarebbero mai sopravvissuti l’uno all’altro, un uomo libero si stacca da una parte di sé e va incontro al suo destino. Una separazione silenziosa e consensuale che ricompone gli equilibri in superficie ed i dissidi nel profondo.

Il Bene e il Male? Assoluzione piena. La memoria dell’altro sé stesso sprofonda nel passato insieme al cappello bianco che galleggia sulle acque notturne del suo addio, le stesse da cui era emerso e che paiono averlo nuovamente inghiottito insieme alle ragioni profonde e misteriose di una scrittura che somiglia ad una musica spezzata da continui sussulti, come le onde lunghe di certi mari mossi continuamente frantumate dal breve ribollire di piccole creste capricciose…

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Questa voce è stata pubblicata il 22 gennaio 2006 da in Joseph Conrad, Robert L. Stevenson con tag , , .

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