Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Settimana artistica: Edouard Vuillard

Richiamati all’ordine da Nefeli, ci apprestiamo al confronto con il terzo artista di questa maratona che ormai miete vittime (ehm… appassionate adesioni) su tutte le piattaforme.
Cattivissima, la suddetta ci chiede occhi lavati e fanciullini per abbandonare definitivamente gli abiti delle impure scimmiette viziate da decine di artisti consacrati.

E sia! Ecco allora Edouard Vuillard.

Lo dico subito anche stavolta: non mi provoca brividi, né emozioni particolari, ma gli riconosco una tavolozza che spesso tocca la mia sensibilità. Gli preferisco Bonnard (tanto per restare in famiglia), ma quello che più di ogni altra cosa non riesce a far vibrare le mie corde è la sua netta predisposizione all’intimismo. Naturalmente è una questione del tutto soggettiva, e non potrebbe essere diversamente. Non me ne importa un granché di un’Arte che consacra o meno: un’opera mi deve piacere, e piacersi talvolta è un attimo, talaltra una lenta e costante educazione.
In ogni caso c’è qualcosa che deve vibrare, altrimenti si resta due estranei senza rimorsi né rimpianti.

Detto ciò, vi porto La Jacanette à l’Etang-la-ville, ed è facile intuire perché.
Intanto la gamma cromatica mi è particolarmente congeniale, visto che si tratta di tonalità diverse di un unico timbro, piuttosto che di una tavolozza completa, come accade in molti interni dove non si riesce a distinguere (neppure socchiudendo gli occhi) un tappeto da una carta da parati o da un personaggio eventualmente sulla scena.

Ma soprattutto trovo che la stesura rapida del tratto e l’essenzialità minimale degli elementi giochino a favore di una maggiore tensione. Che si avverte, che “passa” direttamente nello sguardo, costringendolo ad “aprirsi” per abbracciare l’insieme. Non so spiegarmi meglio e non vorrei apparisse come una forzatura: è il contrario di quanto mi accade se mi concentro su uno qualsiasi dei suoi interni, dove per un riflesso involontario sono portata a socchiudere le palpebre per “orientarmi”.

E poiché Nefeli ci chiede “occhi”, vi lascio anche questa Natura morta con insalata, altrettanto di mio gradimento. E qui, oltre le tonalità cromatiche (la cui gradazione potrebbe essere sovrapposta ad una serie di tonalità emotive: d’altronde colore ed emozione coincidono) amo la luce, perché dà corpo alle ombre, alle pieghe, alle trasparenze, e soprattutto scava quella terza dimensione così spesso assente in Vuillard, ma lo fa in maniera dolce, liquida, quasi colando – morbidamente, senza spigoli – sugli oggetti.
Piacersi è un attimo: e – modestamente – mi piacque!

P.s. Potete dilettarvi anche con gli altri impavidi partecipanti, che al momento sono:
Nefeli
Pensierointero
Biz
Serafico
Unonessunocentomila
Manginobrioches
Mango
Alphaville
Madeinfranca
Ethos

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Questa voce è stata pubblicata il 23 gennaio 2006 da in Edouard Vuillard con tag , .

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