Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Blind love

L’amore cieco vede lontano, soprattutto quando non è metafora ma realtà.

A volte non vuole trame, ma costruisce spazi in cui muoversi perfettamente con ogni altro senso, stanze in cui ogni cosa ha il suo ordine e la sua collocazione, e guai a scardinare il sistema: sarebbe come piombare nel buio pesto della mente, perdere ogni coordinata, brancolare senza ritorno.

Che amore è, quello che – cieco – invece di tèssere la sua struggente complessità scrive di elementari pulsioni quali l’orgoglio e la vergogna?
Che invece di uno scenario prevedibile quanto il lieto fine tradisce le aspettative raccontando sentimenti ed alchimie precarie?

Orgoglio e vergogna, dunque, e un legame nato all’ombra di gesti che trapassano i pensieri e scavano più di uno sguardo. Un amore senza occhi invisibile agli occhi di chi è stato umiliato e rifiutato.

Mr Armitage e Mrs Johnson conoscono entrambi questo esilio, entrambi ne portano le ragioni scritte sul corpo e incrostate nell’anima. Entrambi sono fortezze inespugnabili, e lottano senza esclusione di colpi contro la possibilità di una qualunque debolezza nei confronti di ciò che appare inaccettabile, ripagando l’insorgere del sentimento con l’istintiva moneta della noncuranza e dello sprezzo.

L’orgoglio della propria oscurità, reale e metaforica.
Lei che vorrebbe addomesticare l’abbandono e la vulnerabilità, lui che è condannato a ricordare ogni cosa, tutto ciò che non può vedere con i suoi occhi ma che lascia plasmare alle sue mani. Da questo gioco di opposizioni spesso feroci, tra vista e cecità, ordine e disordine, amore e odio, e da quelle mani che sanno più di un paio d’occhi ma non conoscono il cielo, le cose vengono ricreate; di un odore nuovo simile a quello che si spande nell’aria dopo una catastrofe, un incendio, un diluvio.

Dalla desolazione una possibilità. Essere i tuoi occhi. Un amore cieco vede le lacrime e incontra senza più smarrirsi l’incertezza di un’“indifesa felicità”. Quella – a rischio – in cui tutti vedono, e possono permettersi anche il lusso di dimenticare.

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Questa voce è stata pubblicata il 26 febbraio 2006 da in V.S. Pritchett con tag , .

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