Squilibri

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Criticoni e criticati

La disfida di messer Barocco
dalla “Domenica” del Sole24Ore del 5 marzo 2006

È stato rinvenuto un manoscritto che ricostruisce i retroscena di un drammatico fatto di sangue avvenuto sul mercato letterario di una remota contrada italiana. Ve lo proponiamo. Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti è tutt’altro che casuale.

di Giuseppe Scaraffia

Ancora oggi gli storici si domandano quale sia stata davvero la causa della carneficina della lontana primavera del 2006. In apparenza ad aver aperto le ostilità era stato messer Barocco. Eppure fino a quel giorno il buon Barocco s’era occupato solo di vendere la sua Seta al mercato, dove il popolo l’acquistava avidamente. Cosicché tutti si erano stupiti quando il giovane e ricco mercante di Sete, a tempo perso gran ballerino di Fandango, aveva pugnalato due anziani messeri solo perché, tra le bancarelle del Mercato della Repubblica, l’avevano ripetutamente punzecchiato. Ma proprio questo, si dice, era stato l’oltraggio: invece di sfidarlo a tenzone, si erano limitati a motteggiare, dai loro banchi, quel gran lavoratore sempre con le maniche arrotolate.

Uno era un noto rivenditore di panni altrui, messer Pietro degli Eccitati, specialista in lenzuoli, che esponeva ogni domenica sulla piazza della Repubblica. Tanto sciolto di parlantina nello sciorinare le sue salate merci, quanto tirchio nel lodare quelle altrui, aveva liquidato lo sventurato Barocco in mezza frase gratuita, sì, ma oltraggiosa.

Meno grave pareva l’aggressione recata a messer Barocco da messer Ferraglia. L’aveva sì mortificato paragonandolo, in peggio, a un suo antico Vassallo ormai privo di cavalcatura. Ma almeno, giuravano tutti, gli aveva tirato un fendente dritto in faccia, neanche fosse al Giudizio Universale. Di cui il buon Barocco, sempre ottimista, non s’era, sulle prime, neanche accorto.

Mentre Barocco si crucciava di esser stato malmenato tra i banchi del mercato della Repubblica proprio da quelli che dovevano essere suoi sodali, si alzava, in sua difesa, una comare del mercato, la Benedetta, roteando e strillando a gran voce che i due felloni si facessero avanti e duellassero apertamente col giovane setaiolo. Ma la nuova Bradamante non si accorgeva di avere distrattamente, a forza di roteare il matterello, dato una martellata in testa al suo pupillo riducendolo a un bestsellerista come tanti. L’ultimo colpo la Benedetta l’aveva assestato però allla Contrada della Sera, dove la setta operosa e pacifica dei revisionisti viveva in tutto e per tutto come si fosse negli anni 30 e 40, senza insolentire nessun mercante di seta o lenzuoli cuciti con panni altrui.

La bellicosa comare, mentre tempestava di colpi a destra e a manca, non s’era accorta che sul banco sopra di lei lo spietato Ferraglia si era appostato per sbertucciare Barocco proprio nel suo territorio, come se già non gli fossero bastati gli inimici intestini. Dopo avere insinuato che la sua seta fosse pelo di lepre, e che questa fosse la ragione del suo gran giro d’affari, messer Ferraglia, fingendosi pentito, gli prometteva proprio quello che l’aveva fatto andare in bestia: «Non recensirò le sue future filature, e semmai mi limiterò a qualche frecciata».

Intorno allo sgomento Barocco, i nemici facevano pace per tornare a ferirlo tra i banchi della Repubblica. Il cavalier Rosa, gran protettore dei menestrelli, smetteva per un momento di dialogare col suo cane e il suo gatto per graffiare anche lui il setaiolo: «Il successo di mercato, in sé, non è garanzia di qualità». Con stupore di chi, conoscendo la sua vecchia ruggine col Ferraglia, si aspettava s’alleasse con Barocco. Era stato allora che messer Sanguinaccio, il Cyrano del mercato, rinunciando a punzecchiare ser degli Eccitati, che pure detestava, aveva affondato la lama nel corpo ben pasciuto del biondo Barocco: «Una critica seria può serenamente disinteressarsi di un mercante che vende molto e liquidarlo con una semplice battuta».

Lo aveva difeso solo un archibugiere ligure, messer Arangio, detto il Nicchio, proclamando: «Barocco ha ragione, è riuscito a provocare cavallerescamente due signori della critica. La stroncatura può essere utile. L’allusione è solo fastidiosa».

Richiamato dal clamore accorreva a dare mano forte ai nemici di Barocco il famigerato messer Nello Berardo, rifugiatosi nelle terre ferraresi dopo aver sforacchiato alla luce del Sole tutti i gradassi della Repubblica, compreso messer degli Eccitati.

Intanto nella quieta Contrada della Sera l’astuto messer Raniero, spadaccino da tempo ormai a riposo, si dava a stilare un Manuale della stroncatura, in cui insegnava quelle pericolose arti in modo che i rissosi abitanti della repubblica si squartassero meglio tra di loro.

Barocco, «con lo stato d’animo dell’agnello a Pasqua», aveva lanciato una terribile maledizione: «A forza di dare ascolto a gente come me si finirà tutti in un mondo di illetterati dominati dal cinema e dalla televisione, un mondo in cui intelligenze come quelle di messer degli Eccitati e messer Ferraglia faranno fatica a trovare uno stipendio per campare”.

A quel punto un decrepito frate si era accostato al suo corpo riverso dicendo: «Consolati, onesto Barocco: un secolo fa i lettori di tutto il mondo divoravano i libri di Marcel Prévost e ignoravano quelli di Marcel Proust. Il tuo paradiso e il tuo inferno sono di questa terra. Dopo avrai diritto all’oblio!».

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Questa voce è stata pubblicata il 6 marzo 2006 da in Alessandro Baricco, Giuseppe Scaraffia con tag .

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