Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Lo sguardo sulla città

De Nittis e Tissot
pittori della vita moderna

Barletta, Pinacoteca “Giuseppe De Nittis”
(Palazzo Della Marra, via Cialdini)

12 marzo 2006 – 2 luglio 2006

La rue assourdissante autour de moi hurlait.
Longue, mince, en grand deuil, douleur majestueuse,
Une femme passa, d’une main fastueuse
Soulevant, balançant le feston et l’ourlet …

Anche questo era Parigi alla fine dell’Ottocento, queste le sue donne altere e libere di passeggiare nei boulevards, di tifare alle corse dei cavalli o attardarsi in un parco conversando con le amiche. Forse non tutti sanno che se a descriverle fu Charles Baudelaire, a dipingerle – tra Parigi e Londra – furono Giuseppe De Nittis e James Tissot.

E se anche i due – amici e sodali nel descrivere la modernità borghese della loro epoca, “fotografando” la sua sostanza volubile e contraddittoria – fossero dei perfetti sconosciuti ai più, non si potrebbe mancare – oggi – di ricordarli. Soprattutto De Nittis, e non solo perché nella sua Barletta si inaugura una grande mostra che lo riguarda proprio in relazione all’amico francese, ma perché la stessa è allestita in quel gioiello barocco che è palazzo Della Marra, ultima prestigiosa dimora di una delle più antiche famiglie della città, che riapre dopo 30 anni, molti dei quali trascorsi in balìa del più completo degrado, gli ultimi 14 in restauro.

Recuperate le volte affrescate, i miti, i mesi, i frutti, i fiori, il tripudio di festoni, amorini e maschere di pietra tenera, sconfitta la voracità della salsedine che stava per cancellare definitivamente i rilievi e le sculture della spettacolare loggia sul retro, affacciata sul mare con le allegorie della Vanità, dell’Abbondanza, della Vita e della Morte, della Musica e della Forza, il palazzo viene inaugurato – contestualmente alla mostra – nella sua veste di destinazione definitiva delle opere di De Nittis.

Una pinacoteca che porta il suo nome e rende giustizia alla generosità di Leontine che all’indomani della morte del marito donò le opere più importanti proprio alla sua città natale; 172 tra dipinti, pastelli e incisioni in cui si racconta come – in tempo di carrozze, cavalli e tempi lenti – sia stato possibile colmare una distanza impensabile come quella tra l’Italia del Sud e la Parigi degli Impressionisti.

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Questa voce è stata pubblicata il 12 marzo 2006 da in Charles Baudelaire, Giuseppe De Nittis, James Tissot con tag , .

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