Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Vecchie città/Città nuove

Lungomare di Bari, 2 aprile 2006, ore 10.31

Archiviata la prima fase della morte annunciata di Punta Perotti e dei suoi giganti non resta che essere propositivi per un “dopo” non ancora ben chiaro. Che si tratti di alberi o di case per i pellegrini, il lungomare verso sud va certamente ridisegnato, magari con una lungimiranza d’altri tempi.

Tempi come quelli di Concezio Petrucci, ad esempio, classe 1902, uno dei primi dieci architetti laureati in Italia e cresciuti nella Regia Scuola Superiore di Architettura, di cui ricorrevano alcuni giorni fa i sessant’anni dalla morte, e al quale Arturo Cucciolla ha appena dedicato un libro presentato martedì scorso al Politecnico di Bari.

A scanso di equivoci e apparenze, il respiro di Petrucci è ben più ampio di quello localistico, se si ricordano le sue realizzazioni di città nuove (Aprilia, Pomezia, Fortilia e Segezia, quest’ultima alle porte di Foggia), e la monografia approfondisce vent’anni formidabili, nei quali gli venne affidato il disegno di modernizzazione della città di Bari, da lui progettata scavalcando gli intenti della committenza (l’allora ministro barese delle opere pubbliche Araldo di Crollalanza) che avrebbe gradito un impianto urbanistico burocratizzato e militarizzato, secondo il disegno egemone fascista. Petrucci evitò che la città antica fosse rasa al suolo e ricostruita ex novo; il lungomare monumentale per cui oggi si lotta anche rinnegando Punta Perotti gli deve gli edifici più rappresentativi, come il Liceo ginnasio “Cirillo” (oggi “Flacco”) o la Scuola Superiore di Scienze Economiche (sede attuale di alcuni uffici comunali), ma anche una serie di idee mai realizzate e improntate ad una soprendente modernità.

Idee incompiute da cui magari ripartire oggi, sessant’anni dopo, con una progettualità che eviti ogni sorta di “saracinesca” preferendo la tradizionale (e perciò modernissima) vocazione a porta d’Oriente.

Annunci

8 commenti su “Vecchie città/Città nuove

  1. decollage
    3 aprile 2006

    Credo che la metafora “saracinesca” alluda alla chiusura di una visuale prospettica, alla trasformazione “brutale” dello skyline. Però mi vien da pensare, indipendentemente dal valore estetico e dalle discutibili qualità del Mostro di Perotti : l’opera d’architettura, le grandi strutture, hanno sempre modificato il paesaggio, dalle piramidi al viadotto tra la Danimarca e la Norvegia., dall’acquedotto sulla via Appia Antica ai camini di raffreddamento delle raffinerie di Civitavecchia. Mi chiedo se dietro questa giusta avversione all’abusivo edificio barese ( parte delle responsabilità saranno anche da ricercarsi tra chi ha concesso lo scempio ) ci sia una sorta di diffidenza verso le trasformazioni urbane/territoriali, che a volte sono vistose ma necessarie. Avverto l’esigenza di ripensare, per l’area metropolitana barese che da Nord a Sud ha quasi 1 milione di abitanti, al fenomeno del “consumo del territorio”, a nuove forme di insediamento (che non siano solo “mimetismo” di scarsa qualità) e soprattutto a nuove importanti infrastrutture (ferrovia in primis e porto commerciale/turistico). Vorrei una Porta d’Oriente, come suggeriscono le pagine bellissime di Oscar Iarussi e di Franco Cassano, che non sia solo cinema/musica/letteratura…. ma che si veda anche da lontano !
    Comunque quei palazzoni erano orrendi 🙂

  2. vinavil
    3 aprile 2006

    Beh, il problema è anche questo, per restare sul filo di motti popolari e metafore intellettuali: molti intellettuali mangiano malissimo e molti non-intellettuali sono buongustai… come cazzzzz….pero dovrebbero parlare?

  3. vinavil
    3 aprile 2006

    Ps: posso usare questo post per la mia rubrica delle lettere?

  4. BibliotecadeBabel
    3 aprile 2006

    Ross:il tuo commento è ineccepibile…E per quanto riguarda la diffidenza verso le trasformazioni macroscopiche, credo che ci sia un fondo di vero. Ripenso al mio viaggio a Rio de Janeiro e ai suoi 90 chilometri di lungomare in scala gigante, ottimo paravento per le oltre 600 favelas… Ma Bari non è Rio, la sua popolazione è stabilmente assestata intorno ai 300.000 abitanti da trent’anni, i chilometri da bonificare e valorizzare sono infinitamente di meno e la scala di grandezze infinitamente più piccola. Infrastrutture e servizi, ed ogni nuovo disegno e ripensamento, non potrà non tenere conto di una realtà urbanistica che è stratificata e relativamente e gradualmente giustapposta per successive espansioni. Il tessuto urbano barese non ha in questo senso dei vuoti macroscopici tra le varie “anime” ed epoche.
    La Porta d’Oriente, che si veda o no da lontano (un ruolo che in passato era della basilica nicolaiana, con il retroprospetto “pensato” come facciata a mare) dovrebbe manifestare in questo senso apertura verso il nuovo, conservando lo spirito “antico” e tradizionale (che mai e poi mai può essere manifestato da una “saracinesca”). Brutta parola, soprattutto per l’impatto visivo di quella rotazione fortemente voluta (ché se Punta Perotti fosse stata allineata alla costa nessuno se ne sarebbe accorto, ma poi come lo spiegavi ai possibili acquirenti vip che metà di loro avrebbero avuto appartamenti rivolti alla campagna, alla ferrovia e al rione Japigia, come la sottoscritta? :)))
    Perché il problema, ora, è che tutti dicono: “Ci hanno restituito il panorama e l’orizzonte“.
    Quale panorama e quale orizzonte su quei chilometri di litorale sud popolati da villette mimetiche frequentate per lo più da belle di notte?

    Speriamo tutti nella volontà di un nuovo disegno: alberi, case dei pelegrini, alberghi che siano. La vera battaglia sta cominciando adesso.

    🙂

  5. BibliotecadeBabel
    3 aprile 2006

    Marco:per il commento #2 ti ho risposto lì da te. 🙂

    Per il resto… onoratissima, signor direttore della posta del cuore! Sei sicuro? Dovrai adattarlo, forse… Sono solo appunti. 🙂

    Bacione. 🙂

  6. Senzapiutempo
    3 aprile 2006

    Ho tempo solo per un saluto.

  7. utente anonimo
    3 aprile 2006

    Naturalmente anch’io mi sono gustato l’esplosione.
    Il tema è comunque interessante, e anche la sua espansione da parte di “decollage”.
    In realtà il tema del paesaggio, benchè sia di notevole interesse, a mio avviso è generalmente dominato da approcci non corretti, anche per quanto concerne quelli di “protezione” e vincolistici.
    Ciò dipende anche dalla sua notevole complessità, oltre che da interessi economici di rilievo in gioco.
    Forse, dopo questa settimana, che nel mio blog è attualmente dedicata come “settimana elettorale”, compatibilmente con i problemi di tempo, cercherò di affrontare a fondo la questione paesaggio, a cui dedico da più di un decennio una certa attenzione, anche professionale.
    Ciao grazie

  8. BibliotecadeBabel
    4 aprile 2006

    Marisa:prenditi tutto il tempo che vuoi, anche il mio. :-*Biz:attendo con curiosità e interesse. È un argomento che mi sta a cuore (mica vivo solo di libri, eh!). 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 3 aprile 2006 da in Arturo Cucciolla, Concezio Petrucci con tag , .

Sto leggendo (o rispolverando)

I libri che ho appena letto:
Stefania's book list (read shelf)

Inserire il proprio indirizzo email per iscriversi a questo blog ed essere avvisati via mail della pubblicazione di nuovi articoli.

Segui assieme ad altri 114 follower

Pagine sfogliate da

  • 147,769 lettori squilibrati

Tanto per contare…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: