Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Straniera alla terra

fusini woolfNon so perché l’ho amata d’istinto, sin dal liceo. Forse perché non si può amare se non in questo modo.All’Università mi prestai ad una sceneggiata quasi patetica perché mi consentissero di modificare il piano di studi raddoppiando l’esame di Letteratura Inglese (non previsto) a scapito di un fondamentale del secondo anno: avrei perso un corso memorabile su di lei, e avevo bisogno di seguirlo da frequentante, dentro fino al collo, comprensivo di letture collettive e prova finale.

Poi è stato amore libero e stanze tutte per sé. Non so ancora, davvero, perché, rispetto a tante altre penne fondamentali per i miei pensieri. Sono ragioni che restano sepolte e mai dichiarate, di quelle comprensibili forse solo ad interlocutori attenti e sulla stessa lunghezza d’onda.

La fascinazione più forte e inevitabile è quella che nasce dall’intrecciarsi – in lei – di vita e letteratura: leggerla da questa angolazione significa crescere insieme a lei, ai suoi voli, alle sue cadute, comporta l’annidarsi tra le pieghe del suo male di vivere e annaspare con lei nelle acque vischiose del suo Stige Nero. Significa anche scoprire e qualificare il sentimento di mancanza, la sua lucida consapevolezza di essere esclusa, straniera: di non possedere alcunché, non la vita, né il suo corpo, né la sua stessa fragilità o l’improvvisa energia, né il mare aperto. O l’amore.

E in quella mancanza distillare il luogo della pienezza, nel quale lei riuscì a rendere compiuto e vero tutto il possibile. Discendendo agli inferi, attingendo alle acque profonde della sua notte tutta la ricchezza delle sue percezioni e l’ispirazione per le sue pagine straordinarie. Come sostiene Nadia Fusini, i suoi libri più famosi non possiedono un impianto narrativo, addensando bensì grappoli di sensazioni e impressioni non mediate, essenze, respiri: sono libri composti da gocce di luce, luce strappata all’abisso delle sue tenebre, risposta «più esatta, anche se meno familiare, di quella che ricevo alle superfici». Anima e non corpo. Dell’unica sostanza di cui lei poteva davvero dirsi padrona. Questo – forse – lo straordinario segreto di una vita mai posseduta ma continuamente accolta e attraversata.

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6 commenti su “Straniera alla terra

  1. bobregular
    20 aprile 2006

    telepatia! anche io volevo dedicare un post a questo libro che ad occhio ho messo tra gli imperdibili. complimenti vivissimi.

  2. linodigianni
    20 aprile 2006

    grazie degli auguri, che ricambio per i giorni a venire..
    splendido questo tuo scritto,e grazie per la segnalazione di due libri che non conoscevo(quella della minimum fax e quello di nadia fusini).
    Mi piacerebbe un giorno scrivere un post per far parlare la woolf,emily dickinson,la morante e la yourcenar,il mio poker d’assi preferito.Se poi mi uscisse colore,a poker, ci aggiungerei ann tyler.

  3. Paesanino
    20 aprile 2006

    A ognuno la sua passione…
    Cari saluti

  4. MarinaMalombra
    20 aprile 2006

    E passare giornalmente da te per leggerti.

    E, nel leggere di lei, trovare un po’ di me.

    E ringraziarti dunque per l’onore, mentre ti seguo – tenendo idealmente il tuo fianco – sulla comune strada della sua memoria.

    Ciao cara.

  5. yom
    20 aprile 2006

    Virginia affascina. Solleticata da quello che hai scritto, ho fatto una svelta ricerca nell’archivio del mio blog scoprendo che le ho dedicato 12 post.
    Ti avrei voluto vedere pestare i piedi in Facoltà!
    Un caro saluto. Patrizia.

  6. BibliotecadeBabel
    21 aprile 2006

    Bobregular: adesso che mi hai messo la pulce nell’orecchio io aspetto 🙂
    Lino: per quel poker d’assi sottoscrivo da subito! E quanto al colore, non ho alcuna obiezione…
    Paesanino: uhm… devo arguire che lei non sia tra le tue, di passioni? 🙂 Saluti ricambiati e abbondanti, caro.
    Marina: non trovo modo migliore di queste reti: di rimandi, di consonanze, di stima sincera. E un abbraccio affettuoso.
    Patrizia: più che pestare i piedi mi lasciai spudoratamente andare ad un simil-piagnisteo implorante, roba che oggi mi guarderei bene dall’intraprendere. Sono invecchiata, quanto a pudore. Un saluto caro anche a te. 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 20 aprile 2006 da in Nadia Fusini, Virginia Woolf con tag , .

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