Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Nuove inquietudini

Le parole dell’inquietudine viaggiano in ordine sparso, insofferenti alla sola idea di essere considerate definitive. Perché di tutto ciò che è raccolto nel “baule” ognuno può fare ciò che vuole: rimescolare, scegliere, omettere, smembrare, ricomporre, creare nuovi libri con i protagonisti di sempre. È accaduto, ed ora abbiamo un nuovo Libro dell’inquietudine, diverso e tuttavia attualissimo nella sua nuova traduzione e sostanza. Le nuove pagine regalano sfumature inedite, nuove inquietudini e nuovi occhi; capaci di non condividere ogni asserzione data per definitiva, talvolta desiderosi di tornare alla realtà da cui – alla prima lettura – ci si era congedati inconsapevolmente.

Senza rinnegare un Pessoa grandissimo poeta di quell’Io (definito da altriil più lurido dei pronomi“) frantumato e disperso che può capitare di reincontrare – come Bernardo Soares – in una trattoria di Lisbona, un giorno che non t’aspetti, in nome e per conto di tutti quegli uomini che “ogni uomo intelligente e lucido sospetta di essere”.

Il Pessoa poeta dell’Occidente e della condizione randagia e smarrita finanche a se stessi, del tempo dell’identità plurale, quella in cui si sta sempre un po’ “al ponente di tutte le emozioni”, con un piede nella notte del cuore.

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6 commenti su “Nuove inquietudini

  1. Mariannadeilabirinti
    26 maggio 2006

    Già. Sono tentata se farmi tentare da queste nuove inquietudini o se, per il momento,farmi bastare quelle vecchie. E’ quasi esate, le nuove inquietudini penso possano attendere le stagioni brumose. 🙂

  2. BibliotecadeBabel
    26 maggio 2006

    Lo penso anch’io… ;)))

  3. utente anonimo
    26 maggio 2006

    Ho letto per la prima volta il tuo precedente post su Pessoa, quello del 2004: mi è piaciuto tantissimo. Interessante il riferimento ai bloggers.
    Spero che tu stia un po’ meglio. Ti abbraccio. Patrizia

  4. utente anonimo
    28 maggio 2006

    non ho mai letto Pessoa, ma per quello che mi para ignorantemente di capire, è internet. La dissoluzione dell’io in molteplici identità puzzle. La virtualità della parola bit però solleva (allevia) il peso della sua responsabilità (quindi, un passo oltre, ma forse non nella direzione giusta)

  5. BibliotecadeBabel
    30 maggio 2006

    Cara Patrizia, quando scrissi quel post avevo quella netta impressione. Tutta una serie di “coincidenze” offrivano la possibilità di “leggere” gli intenti di Pessoa/Soares in scala più “prosaica”. Con punti di contatto sorprendenti, direi.

    p.s. Un po’ meglio, quasi svagata. Ho bisogno di tornare nei ranghi, ma la novità di questi ultimi giorni è che mi viene sonno molto prima, la sera… :-/
    Un abbraccio affettuoso anche da me.

    Caro Stefano… ecco, appunto come si diceva sopra. E tuttavia, la strada intrapresa verso la deresponsabilizzazione della parola pare anche a me che non sia una cosa positiva. 🙂

  6. frammentivolanti
    8 giugno 2006

    Voglio lasciare un commento a questo post..si perchè mi son sentita molto vicina a questo suo “libro”.
    Un abbraccio 🙂

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 25 maggio 2006 da in Antonio Tabucchi, Carlo Emilio Gadda, Fernando Pessoa con tag , , .

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