Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Imperativi [non] categorici

loewenthalRicordare
è
forse
il modo più tormentoso
di dimenticare
e forse
il modo più gradevole
di lenire
questo tormento.

(Erich Fried)

Gli imperativi sono insindacabili, secchi, sordi, colpiscono producendo frantumi che non raccogli, irremovibili dalla terra o dalla carne in cui si conficcano. I verbi dell’anima non li vogliono, divertendosi a produrre l’effetto opposto. Leggi! Ama! Sogna! Tutti irrimediabilmente seguiti da una vistosa bandiera bianca.

Dimenticami. Ecco che l’imperativo si trasforma in una deriva in gara con il tempo, scrivendo suo malgrado una storia di ricordi indimenticabili. Scandita dalla successione delle stagioni e dall’affastellarsi dei frammenti, interrotti ogni tanto dalla voce sola di chi dovrebbe obbedire: schegge di storie, di affetti, di relazioni profonde e occasionali, di gesti e particolari minimi, di voci e silenzi, da ricomporre cercando il riflesso improbabile della propria memoria.

Del suo ruolo e del suo senso, ora che lei è lì, abbarbicata alle cose che sono state. Ruolo e senso apparentemente definitivi, in realtà incompiuti come la storia che attraversa, ed enigmatici come le ragioni di uno strappo, nonostante l’amore. Lì dove l’amore non è bastato scivolando lieve su possibili distrazioni e disattenzioni, il racconto della memoria è tutto scritto al presente. Un paradosso che rema contro il senso definitivo intimato. Dimenticami. Ben lontani dal farsene una ragione, mentre il magma di quel ruolo e di quel senso rigenera instancabilmente il profilo di ogni vita e di ogni relazione, e la definitiva – questa volta sì – impossibilità di cancellare i ricordi scritti nella propria carne.

Che si trasformano, certo, tanto che lì dove all’inizio affiorava la nostalgia resta semplicemente la presenza, un tempo sospeso come l’attesa di una svolta. E si svolta sempre sul mai accaduto, sulle parole non dette, sulle domande senza risposta.

Dimenticami. Che fare dei ricordi? Il libro non lo dice, ma è quell’imperativo impossibile che (forse) dà un senso alla vita.


Elena Loewenthal
Dimenticami
Bompiani, Milano 2006

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Questa voce è stata pubblicata il 4 settembre 2006 da in Daniel Pennac, Elena Loewenthal, Erich Fried con tag , .

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