Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Eleni di Naxos

Esistono isole immaginarie nelle quali regnano gli incontri mancati o gli attimi non colti. E non è il caso della Naxos che fa da sfondo ad un libretto intrigante che aggiungerei volentieri a quelli già elencati a proposito del sogno dell’isola. Un nuovo libro in cui l’isola è lo scenario ma anche la ragione dei comportamenti e delle attitudini più radicate, e delle spinte contrastanti che agitano talora il cuore e l’animo, tra il restare – e rifugiarsi nella finitezza del microcosmo perfetto – e l’andare, attraversando il mare.

Se a questa metafora aggiungiamo ancora una volta quella degli scacchi, i pensieri finiscono per travalicare anche le intenzioni della stessa autrice, e la protagonista i confini stessi dell’isola, miracolo di equilibri conclusi e immobili nel quale i conti tornano sempre e nulla sfugge alle maglie vigili della comunità. Soprattutto una passione travolgente, scandalosa perché inimmaginabile.

Se è vero che anche un avvenimento banale può cambiare la vita, non è però banale la scelta di un simile e serissimo gioco di specchi di molte cose, dall’esistenza stessa al rapporto tra uomini e donne, il gioco in cui tutto ruota attorno al destino e alla debolezza del re e dove il pezzo più importante è la regina.

Si tratta in fondo della storia di una metamorfosi, la stessa che subisce un pedone quando compie il suo percorso sulla scacchiera e giunge all’altra sponda. Trasformazione che per Eleni inizia e finisce (indipendentemente da ciò cui allude il finale aperto del libro) con una scacchiera: quella in cui casualmente si imbatte in una stanza d’albergo da rassettare (e sulla quale è in corso una partita, che lei compromette lasciando cadere accidentalmente un pedone) e quella che – ormai esperta, abbastanza da partecipare ad un torneo in trasferta ad Atene – ritrova nella sua stanza d’albergo con il re dei neri fuori posto, caduto anch’esso.

Senza nulla svelare, si potrebbe dire che grazie al suo re (il bellissimo personaggio del professor Kouros) il pedone diviene regina. Eleni si trasforma, è questo senza dubbio il filo del racconto, e ciò accade quando capisce quanto sia nullo il valore dei singoli pezzi finché essi non entrano in relazione fra loro e finché lei stessa non addomestica il gioco calandosi nella psicologia delle figure, abbandonando il terreno dei rapporti astratti.

Di una trasformazione che è viaggio, dentro e fuori di sé, che è il sentire improvvisamente piccolo il proprio mondo di sempre fino ad avvertire il richiamo del largo e lasciarsi alle spalle l’isola da cui mai si è allontanata, insieme agli affetti, alle abitudini, alle certezze, ma prima ancora è un lento riappropriarsi di uno scampolo di vita non condivisibile con alcuno, né il suo uomo, né l’amica del cuore, né il datore di lavoro. Un pezzetto di sé assetato di conoscenza cui non possono bastare “le venti camere, i quaranta letti, gli ottanta teli da bagno e i posacenere da vuotare in numero variabile”, né le vite altrui rubate e immaginate attraverso un odore, una storia, una serie di oggetti in transito che lasceranno di sé solo l’eco e la nostalgia.

In questo gli scacchi sono davvero perfetti, perché una partita non finisce necessariamente con il matto o con il vantaggio. E infatti il finale non dà risposte, lascia i pezzi sulla scacchiera e la nostra immaginazione libera di seguire ogni strada creduta possibile. L’unica certezza è che Eleni non è più quella conosciuta nelle prime pagine del libro, che ha intrapreso un viaggio e non ha fretta di giungere alla meta.


Bertina Henrichs
La giocatrice di scacchi
Einaudi, Torino 2006

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2 commenti su “Eleni di Naxos

  1. e.l.e.n.a.
    17 dicembre 2012

    curioso.
    ho appena visto il film tratto dal romanzo (e trasposto in corsica) interpretato da sandrine bonnaire, a “sottodiciotto”, rassegna torinese di film prevalentemente a tematiche giovanili, che ha dedicato all’attrice e ora anche regista, una retrospettiva completa

  2. Stefania Mola
    18 dicembre 2012

    È curiosa la nuova vita di questo vecchio post (risuscitato dai feeds solo per averne aggiornato i links – ormai fuori uso) 🙂 Quanto al film, non ho avuto occasione di vederlo, ma mi piacerebbe perché ho l’impressione che abbia in parte tradito lo spirito del libro (per intrinseche necessità, mi rendo conto). 😀

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Questa voce è stata pubblicata il 23 ottobre 2006 da in Bertina Henrichs, Bill Holm, Ernesto Franco con tag .

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