Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

La notte de li mascjare

Un anno fa, di questi tempi, tentai di dissociarmi dal diffuso entusiasmo per le americanate di Halloween e la loro appropriazione indebita da parte della nostra tradizione portando un modestissimo contributo in feste, zucche e dolcetti di casa nostra, in direzione di un recupero che di recente è stato realizzato su scala nazionale, riportando a casa il senso di passaggio di questo periodo dell’anno diviso tra la fine di un ciclo agricolo e i progetti di vita futura di cui i morti, in quanto semi che nutrono e germinano sotto la terra, sono simbolicamente portatori.

Quest’anno, chi per caso o per amore si trovasse nella zona del foggiano (ancora una volta) e avesse la buona volontà di munirsi di apposita checocce (semplicemente una zucca, nulla di più) potrà scoprire una nuova iniziativa a Rignano Garganico, il comune più piccolo della cosiddetta “Montagna dell’Angelo”. Questa sera, infatti, complice la coreografia suggestiva della masseria fortificata Palagano (a pochi chilometri dal paese) va in scena La notte de li mascjare (letteralmente: la notte delle megere), fattucchiere di paese con annesso seguito di leggende, tradizioni popolari e antichissimi riti del Gargano a dar loro un senso. Da cui – anche – le mascjarije, riti di iniziazione che la tradizione vuole si svolgessero nelle vicinanze, in una cavità rocciosa ancor oggi nota come “Ponte delle streghe”.

Niente streghe, tuttavia, nulla dell’horror carnevalesco in cui si identifica la notte di Halloween restituitaci dalla pressione mediatica, bensì magia bianca o nera praticata per sanare i guasti della mente, del corpo e del cuore o procurare il malocchio, personaggi reali avvolti da un alone leggendario e rievocati insieme a usanze e credenze dei luoghi. Ed anche insieme ai suoni della tradizione, danze in cui cadenze e ritmi da queste terre a quelle tanto mitizzate dei Celti sono anelli della medesima catena e del medesimo buon auspicio.

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Questa voce è stata pubblicata il 31 ottobre 2006 da in Eraldo Baldini, Giuseppe Bellosi con tag .

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