Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Memorie inesauribili

Figure emblematiche o geroglifiche, rappresentazioni e rimandi a planimetrie urbane, giardini, immagini astrologiche o echi dell’arte e del mito. Su questa complessa impalcatura si regge da sempre l’arte della memoria, nata con un terremoto e con il ricordo di un convivio, codificata da secoli di tecniche retoriche e nota come mnemotecnica, teatro della memoria, ars combinatoria o inveniendi.

Memoria pratica, finalizzata a far presa sull’uditorio mettendo in scena uno scibile umano completamente assoggettato. Nella convinzione che oggetti, numeri, alfabeti, pensieri e tutte le invenzioni culturali siano in sintonia perfetta con la natura, il cielo ed ogni altra madrelingua cosmica. Una tecnica di apprendimento che si nutre di immagini attinte al pozzo inesauribile del mito classico, accogliendo spunti filosofici, astrologici, talismanici e artistici.

Una forma di alfabeto visivo, di scrittura per immagini, congiunzioni e combinazioni di oggetti e concetti collocati in una serie ordinata di luoghi, corrispondenze che si fanno linfa di memorie inesauribili e generano un sistema universale di saperi capaci di abbracciare ogni aspetto dell’esistente. Ignorarla – come accadde dopo il XVIII secolo – declassandola al rango di «fossile intellettuale», non permette di comprendere l’uso e la funzione delle immagini nel Cinquecento, né il successivo “furore” enciclopedico e classificatorio o la logica combinatoria.

Né di apprezzarne l’articolato mosaico di tradizioni che debordano dal dominante schema classico per infiltrarsi nelle strutture meditative dei monaci medievali, tanto da poter contrapporre alla tradizionale ars memorandi classica e all’uso di un edificio reale il carattere “creativo” della memoria monastica e i suoi edifici fittizi – non certo “immaginari” – edifici mentali che sono parole di Scritture continuamente rivisitate e utilizzate a scopo cognitivo.

Memoria che non serva a ricordare – in modo poco creativo – solo parole, ma anche verbi, tempi, luoghi. Un gran bel tema e un paradosso, quello dell’arte della memoria a lungo dimenticata, sul quale fortunatamente si è scritto un capitolo completamente nuovo.


Mary Carruthers
Machina memorialis. Meditazione, retorica e costruzione delle immagini: 400-1200
Edizioni della Normale, Pisa 2006

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Questa voce è stata pubblicata il 13 novembre 2006 da in Frances A. Yates, Giulio Camillo Delminio, Jacques Le Goff, Mary Carruthers, Simonide di Iuli con tag .

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