Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Passi d’autore

Ripensavo al viandante romantico, a quella dinamica fisiologica che il mare mette in crisi, al lungo cammino che insieme alla navigatio è la metafora per eccellenza del viaggio e dell’erranza che chiamiamo vita.

Dall’ebraico derek (che non è solo strada, ma anche “sentiero morale”) fino a Kerouac ed oltre, «la strada è vita», immenso formicolare fatto d’ansie e di viatores inquieti dentro il quale i passi creano la terra e gli occhi il sentiero da percorrere.

Impensabile correre in macchina e incantarsi – nonostante la stanchezza – come Werner Herzog nel suo viaggio a piedi tra Monaco e Parigi davanti ad un airone grigio che sembra ritmare il passo levandosi in volo e planando ogni volta nella sua direzione.

Il tempo e l’attenzione per i dettagli emergono dalle parole di molti scrittori per i quali l’andare a piedi è l’ultima frontiera del viaggio. In Occidente è una scelta, una virtù, una libertà sconosciuta ai vizi del turismo, perché il cammino dà il senso delle distanze e la misura dei passi, nella libertà così come nella tragedia di chi fugge. Facendosi strada solitaria aperta agli incontri inattesi, felicità perfetta, percezione del mondo che si serve di tutti i sensi, non solo dello sguardo: tanto da arrivare a vedere, ascoltare, pensare con i piedi.

Che – opportunamente declinato – parrebbe essere il frutto della scelta di trovare tempo per sé, elogio della lentezza che trasforma la percezione delle cose e di sé rendendo nudi di fronte al mondo: «Ero uno che andava a piedi, e perciò un indifeso».

Abbastanza da non restare indifferenti di fronte ad una delle tante suggestioni raccontate in Le vie dei canti da Chatwin, ancora una volta, a proposito degli antenati degli aborigeni, e del loro avanzare passo dopo passo sussurrando un nome, un nome che era il primo verso di un canto. Cammino dopo cammino, «con il loro canto facevano esistere il mondo: rocce, scarpate, dune di sabbia, eucalipti e tutto il resto».

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Questa voce è stata pubblicata il 19 novembre 2006 da in Bruce Chatwin, David Le Breton, Jack Kerouac, Werner Herzog con tag , , .

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