Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

In ludo veritas

a-savinioI racconti calpestati non riescono a dissimulare il loro disagio. Mostrano le ali arruffate, si arrendono sconsolati alla cecità propria e altrui, accettano di non essere semplicemente rotti ma irrimedialmente malati (ché il volo è sommo privilegio, concesso ai giocattoli solo da un meccanismo efficiente e agli umani solo grazie alla forza dell’immaginazione) eppure in cuor loro sanno di essere profondamente amati. Anche quando non sanno più volare.

Cerco di ricomporre un margine di respiro richiamandoli in ordine sparso e appellandomi ad ogni decalogo del lettore che consenta di ignorare i percorsi lineari, mentre se potessi direi ad Aldo Moscatelli che preferisco pensare a lui non come scrittore (con tanto di etichetta e autocertificazione ad ogni costo) ma come uno che scrive. Forse perché mi sono presa la libertà di iniziare il libro dall’ultimo racconto, quello dedicato proprio allo scrittore inutile – come i giocattoli del titolo – e da lì di saltellare seguendo il filo dell’istinto e la mano tesa dei personaggi nati dalla sua immaginazione che escono dalle pagine del libro (come il soldatino Gordonpim) quasi sempre ritornando all’autore.

Un bel gioco di specchi e di scatole cinesi: racconti nei racconti in cui ho incontrato sogni (e sognatori, noti e ignoti), attese tradite, rabbia, resa ma anche possibilità, qualcosa in grado di smussare gli spigoli vivi e di accogliere metafore che rompano gli argini, il mare, l’illusione del volo. Dalle altitudini agli abissi, con il custode dei segreti sommersi a trascinarci sul fondo del mare, dove tutto è possibile, persino conservare i sogni di ognuno. Da bambini non ci hanno forse raccontato che le conchiglie crescono alimentate dai desideri degli uomini e arrotolate dalle onde nella direzione del moto delle stelle?

Un’illusione che è sì inganno, artificio, errore dei sensi, ma che le radici vogliono in gioco, mescolando l’incanto dell’infanzia con una realtà dalla quale porsi occasionalmente al riparo, per poter continuare a sognare. Lo fanno questi giocattoli, ma solo perché è il loro autore a farlo. Semplici giocattoli che non possono arrossire di rabbia o di vergogna ma che riproducono nel loro microcosmo ogni erosione dei sentimenti umani. Giocattoli in via di estinzione – forse – ma solo perché la loro voce si fa udibile solo a chi abbia sensi per intendere ciò che la superficie nasconde. Solo perché sanno pensare. Giocattoli inutili che il protagonista del racconto che dà il titolo al libro raccoglie e ai quali riserva il rito pietoso e amorevole della sepoltura; l’autore forse non lo immagina, ma potremmo mai giudicare inutili i pennelli di un grande pittore?

Tra le righe si affaccia Saint-Exupéry, con riferimenti piuttosto scoperti, ma tra le pieghe di un immaginario che vuole il sognatore come colui che rintraccia la sua strada alla luce della luna ho ritrovato anche Oscar Wilde, e – perché no? – la Plath di Johnny Panic e di un abisso gonfiato nottetempo dai sogni più dolorosi e senza futuro. Il mare di questi racconti, tuttavia, li conserva con amorevole cura e li rende preziosi e segreti, forse perché infinitamente amati.

Non sono solo dieci i racconti di questo libro, ma tanti quanti sono i suoi lettori, se è vero che ciascuna vita è scritta dalle parole aggiunte da ogni incontro. E – mi auguro – infinitamente meno di quei sognatori cui non si perdona di essere tali: per dirla ancora con Wilde, puniti perché vedono l’alba prima degli altri, e forse più d’una.


Aldo Moscatelli
Il cimitero dei giocattoli inutili e altri racconti calpestati
I Sognatori, Lecce 2006

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Questa voce è stata pubblicata il 23 novembre 2006 da in Aldo Moscatelli con tag .

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