Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

In ludo veritas/2

Relativity-Escher“A modo suo questo libro è molti libri, ma soprattutto è due libri. Il primo, lo si legge come abitualmente si leggono i libri, e finisce con il capitolo 56. (…) Il secondo, lo si legge cominciando dal capitolo 73 e seguendo l’ordine indicato a piè pagina d’ogni capitolo…”

(Julio Cortázar, Il gioco del mondo)

Ci sono libri in cui al posto dell’indice vengono fornite una mappa e una stella polare (o una croce del Sud, a seconda dell’emisfero). Per prima cosa bisogna essere un po’ cronopios, abbastanza da saper – all’occorrenza – rinunciare alla lettura lineare, giocare con l’esistenza e con i luoghi di casella in casella nonché farsi complici del Grande Cronopio (secondo la sua volontà).

In secondo luogo bisogna prepararsi all’incursione tra le pagine scegliendo la propria rotta così come si farebbe in una spericolata avventura, assecondando lo spirito dell’autore che nel frattempo ha giocato a inventarsi un percorso costellato di associazioni personali e letterarie, improvvisazioni jazzistiche e ossessioni ricorrenti*.

Per finire, bisogna mettere in conto le «alleanze fulminanti» che il camaleontico demiurgo ha sancito tra il calderone di saggi, poesie, racconti, citazioni, frammenti autobiografici e certe corrispondenze pittoriche, grafiche e fotografiche.

Mescolando con cura intenti e predisposizione siamo pronti per partire alla volta di pianeti e luoghi vari ed eventuali e incontrare artisti del jazz, del tango, della danza, della plastica e della scrittura, all’insegna di un gioco che è cifra esistenziale e poetica del Grande Cronopio e che gli consente di mettersi in gioco** proprio nei confronti di quei colleghi afflitti dal prendersi troppo sul serio infagottati in giacche e cravatte così scomode per scrivere.

Ottanta mondi – e neppure è certo – per girare un giorno che è tutto un universo, una trama complessa in cui si intrecciano tutti i fili, i giorni e i mondi di Cortázar, specialmente quelle «aperture sull’estraniamento, istanze di una dislocazione a partire dalla quale il consueto smette di essere rassicurante perché niente è consueto quando viene sottoposto a un discreto e prolungato scrutinio».

E niente è definitivo in questo viaggio-almanacco che nasconde il segreto di «come arricchirsi la vita» e pullula di istruzioni per l’uso pacificante dell’assurdo: al poeta l’immenso potere di esser Nessuno, e perciò Tutto ed ogni sua creatura; al lettore il privilegio non da meno di una lettura casuale che è interazione con storie e geografie inimmaginabili e oltre misura. Leggiamo e creiamo quel libro in cui resta sempre una pagina ancora da scrivere – o no?

Questo giorno ha ottanta mondi, la cifra è indicativa ed è questa perché piaceva al mio omonimo, ma forse ieri erano cinque e questo pomeriggio centoventi, nessuno può sapere quanti mondi ci siano nel giorno di un cronopio o di un poeta…

* file audio con brevi interventi di Enrico Rava e Bruno Arpaia.
** file audio con breve intervento di Bruno Arpaia.


Julio Cortázar
Il giro del giorno in ottanta mondi
Alet, Padova 2006

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Questa voce è stata pubblicata il 25 novembre 2006 da in Bruno Arpaia, Enrico Rava, Julio Cortázar con tag , .

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