Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Incontri d’istanti

Quello in cui le nostre benestanti solitudini hanno smarrito il senso delle emozioni e l’alfabeto delle origini non è un punto, né un luogo o un tempo, ma un incontro mancato.

Ché è di certi incontri che si è figli, lì dove la presunzione non arriva a disciplinarli fino a fare dell’innocenza artificio. In quegli incontri il chiaro di luna, i paesaggi, le nuvole, i draghi e i corsi d’acqua vibrano del racconto della vita, di un tempo in cui il mondo era già completamente scritto e si offriva alla lettura corale o solitaria, ad alta voce o nel pensiero, certo di non essere frainteso.

Vennero poi le cancellazioni, gli smottamenti, i crolli e le riscritture, il senso delle cose per accumulo o sottrazione, la parte per il tutto, la povertà poco dignitosa mascherata da essenzialità. In certi libri gli uomini si svegliano che hanno perduto le parole, rinunciano a dare i nomi alle cose o non ne hanno a sufficienza per sfumare i colori della loro esistenza. Come in ogni abbandono della lingua madre tutte le cose devono essere rinominate, una ad una, nuovi nomi e nuove misure, paesaggi sovradimensionati come un riflesso d’anima e uomini come piccoli punti alla deriva nell’universo pulsanti nel cuore e nello sguardo e sospinti da un soffio, alla ricerca della strada che conduce all’incontro e che si diparte al di là di noi, da quel vuoto intermedio in cui possiamo essere trovati.

E raggiunti dallo sguardo che non si stanca e dall’istante che si fa risposta e incontro, nonostante “noi non possediamo il tempo, ma possiamo possedere l’istante. Non si tratta di concentrarci sul presente per godere dei piaceri che ci può offrire: questa è l’attitutidine di chi è consumatore, approfittatore. L’istante, invece, raccoglie in sè tutto ciò che abbiamo vissuto e sognato, tutto il passato ma anche il futuro verso cui tendiamo e il desiderio che ci portiamo dentro, in un momento di vero senso. Per raggiungerlo bisogna mantenersi umili e perseveranti […] prepararsi con pazienza e con una disponibilità che comincia da lontano e assai prima. Possedere in modo assoluto l’istante, moltiplicare gli istanti della nostra vita, è l’unico modo che abbiamo per vincere la morte. Non dobbiamo coltivare nostalgie e rimpianti, ma, al contrario, prepararci ad accogliere l’istante, che è sempre incontro. È questa l’eternità cui abbiamo accesso”.

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Questa voce è stata pubblicata il 8 dicembre 2006 da in François Cheng con tag .

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