Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Storie contate

Tempo di passaggi e di varchi, questo, di soglie e di margini. Di trame ritessute e rammendate, di lacune alla bell’e meglio integrate. Lo strappo accidentale è un numero (un “sette”, si dice, e ha proprio quella forma) e di enumerazioni ed accumuli può vantarsi non solo la matematica ma anche la poesia. E la vita. I numeri si innamorano, talvolta. Più spesso si danno…

Tra chi vede nell’enumerazione uno dei procedimenti poetici più antichi e chi nello scrivere di numeri una esemplare «esperienza melanconica» corre un filo imprevisto. Che relega sul fondo il semplice fare i conti, e grazie all’arte di individuare relazioni sancisce la contiguità tra la realtà e i sogni. Che – a dire il vero – hanno in comune altre missioni impossibili: il dimostrare certe strade come impercorribili, ad esempio, salvo rare eccezioni e trasformazioni.

«X scocca una freccia da un arco, ed essa si perde fra gli alberi.
X la cerca e riesce a ritrovarla.
È assurdo immaginare che la freccia non sia esistita durante il periodo fra i momenti in cui X l’ha persa di vista e l’ha ritrovata.
È logico pensare che essa sia esistita – anche se in un certo modo segreto, di comprensione vietata agli uomini – in tutti i momenti di questo periodo».

Individuare relazioni. Trame intessute di ascolto tra numeri, entità astratte, figure come fossero personaggi capaci della complessità del rapportarsi che ci appartiene. Come quando la poesia e la narrazione intessono quelle tra caratteri e vite, e contano storie di numeri, di “spazi”, di protagonisti, casomai dimenticassimo che anche i libri sono relazioni, anzi, «assi di innumerevoli relazioni».

Tra uomini di scienza e di belle lettere corre un filo imprevisto che suggerisce di imparare ad amarla, la matematica, così profonda da spiegare la realtà indimostrabile lasciando sempre socchiuso l’uscio. Così dentro i nostri conti che mai tornano, specie in questi giorni di consuntivo, e noi dentro fino al collo, a cercare caparbiamente la verità nascosta dietro numeri, equazioni, cabale, quadrature mancate e coincidenze, a consumare ogni giorno quantità immense di matematica, delle sue inequivocabili simmetrie e della sua «irragionevole efficacia».

La verità è che i margini delle nostre pagine sono sempre troppo stretti.

«È stato Pitagora a inventare la parola amicizia, lo sapevi? Quando gli chiesero che cos’era un amico, lui rispose: “Colui che è l’altro me stesso, come accade ai numeri 220 e 284”. Due numeri sono amici o amicabili se ognuno di essi è la somma di tutti i divisori dell’altro (esclusi i numeri stessi). I due numeri amicabili più celebri del pantheon pitagorico sono appunto 220 e 284, che formano una bella coppia. Puoi fare la prova, se hai tempo. E noi due, siamo amici? Quali sono i tuoi divisori? E i miei? Forse è arrivato il momento di fare la somma dei nostri divisori».

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