Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Pagine ritrovate

I libri hanno gli stessi nemici degli uomini: il fuoco, l’umido, le bestie, il tempo ed il loro stesso contenuto.

In queste ore i libri non mi sono d’aiuto. I riti di passaggio sono una cosa seria per chi non ami la pazza folla (da cui sia loro che la sottoscritta si terranno alla larga): hanno incrociato le bandelle e serrato ben bene le sovraccoperte, trincerandosi dietro un dignitoso e meritato silenzio, nominando e autorizzando come unico portavoce delle loro ragioni il libro di ricette aperto sul leggìo accaldato della cucina.

Allora – proprio a me che non faccio bilanci e se faccio programmi li disattendo regolarmente – mi vengono in mente le “colpe” in compagnia delle quali oso passare al nuovo anno: i libri non ancora letti o non terminati, quelli “declassati” e quelli dimenticati, con il pensiero che come al solito sconfina e rimescola il tutto agli incontri fortunati, alle persone entrate o rimaste nella mia vita, a quelle perdute per accidente, imprevisto o volontario allontanarsi e mancare.

L’eventuale inventario degli incontri perduti può diventare finanche insopportabile e doloroso, ricordandomi che non in tutto le anime e i libri si somigliano, se invece un simile catalogo diventa l’avventura (a lieto fine) del ritrovarsi.

Del ritrovare pagine perdute in modo tragico o bizzarro, con la precisa volontà di soffocare una voce, una storia, una suggestione di verità. Per distrazione, pigrizia, raptus, indolenza, incuria, follia. Gli stessi nemici degli uomini e delle loro relazioni.

Finché la penna amorevole di qualcuno non ne ricostruisca i fili e le trame, e di quei libri la storia e il destino. Ai libri basta, diversamente che agli uomini (e le donne), che quando si lasciano andar via e si perdono non c’è catalogo dei cuori smarriti che tenga, né perfezione che la sola immaginazione possa conferire loro. Nonostante tutto, i libri sanno come sopravviverci; noi stiamo ancora imparando a vivere. E nel caso specifico, a varcare la soglia di un anno nuovo di zecca senza rimorsi né rimpianti, guardando ai giorni perché somiglino almeno un po’ ai nostri desideri.

I miei auguri a chi passi di qui, per un buon inizio e un ancor migliore ritrovarsi.

Orfeo […] Allora dissi «Sia finita» e mi voltai. Euridice scomparve come si spegne una candela. Sentii soltanto un cigolìo, come d’un topo che si salva. […] Ridicolo che dopo quel viaggio, dopo aver visto in faccia il nulla, io mi voltassi per errore o per capriccio.

Bacca Qui si dice che fu per amore.

Orfeo Non si ama chi è morto.
[…]
Tutto fa un uomo nella vita. Tutto crede, nei giorni. Crede perfino che il suo sangue scorra alle volte in vene altrui. O che quello che è stato si possa disfare. Crede di rompere il destino con l’ebbrezza. Tutto questo lo so, e non è nulla.

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Questa voce è stata pubblicata il 31 dicembre 2006 da in Cesare Pavese, Paul Valéry, Stuart Kelly con tag .

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